Selva Candida attende il piano di recupero

Selva Candida attende il piano di recupero

In base alle prime previsioni doveva essere pronto entro la fine del 2013. Il processo partecipativo è partito nel 2017. Al termine delle riunioni con i cittadini, il 25 gennaio 2018, l’assessore all’Urbanistica del Comune di Roma, Luca Montuori, finalmente annunciava che il progetto presto sarebbe diventato “concreto”. Eppure oggi, nel gennaio 2020, il piano di recupero di Selva Candida, nella zona ovest della città, appena fuori dal Grande raccordo anulare, non ha ancora ricevuto il via libera definitivo. Le due delibere che potrebbero dare il via ai cantieri non sono ancora approdate in Aula Giulio Cesare. “Oggi, 23 gennaio, compiamo due anni dalla chiusura del processo partecipativo”, denuncia Ida Dragonetti, residente della zona e promotrice, ormai un anno fa, di una petizione indirizzata al presidente dell’Assemblea Capitolina, Marcello De Vito, finalizzata ad ottenere informazioni, “e nonostante i vari incontri e le rassicurazioni non sappiamo che fine ha fatto il piano che dovrebbe portare opere molto importanti per rendere vivibile questa zona”,

Selva Candida è una delle tante zone di Roma nata in maniera abusiva. Strade senza marciapiedi, non illuminate o prive di fogne. Anche Selva Candida, come altre zone, è stata negli anni oggetto di una pianificazione pubblica finalizzata a sanare questi quartieri e a portare questi servizi. Il piano di recupero fa parte di questo disegno. Un disegno nel quale l’operatore privato costruisce cubature in cambio della realizzazione di opere pubbliche.

Giorgio Muscas

Giorgio Muscas

Esperto in criptovalute mi dedico all'economia e alla politica. Il giornalismo è la mia vera passione