Zuckerberg alla Ue: ci scusiamo per gli errori commessi

Zuckerberg alla Ue: ci scusiamo per gli errori commessi

Audizione al Parlamento europeo del fondatore di Facebook, Zuckerberg, sull’ utilizzo dei dati degli utenti, dopo lo scandalo Cambridge Analytica. “Ci scusiamo per gli errori commessi. Ci vorrà tempo, ma c’impegnamo a rimediare”, ha detto Zuckerberg. “Investiremo per aumentare la sicurezza.Mantenere le persone sicure è più importante che fa- re profitti”.”Nel 2016 eravamo lenti a identificare le interferenze russe nel- le elezioni Usa,ora siamo più preparati contro le Fake News” e”dobbiamo evitare interferenze sulle elezioni nei Paesi Ue. Tajani, presidente dell’Europarlamento, ribadisce: serve sicurezza, la demo- crazia non è un’operazione di marketing.

Tajani: siamo difensori dei cittadini

“Credo che oggi il Parlamento abbia ottenuto un successo. Ci siamo dimostrati i difensori degli interessi dei cittadini affermando la centralità di questa istituzione. Il Parlamento è il luogo nel quale Zuckerberg è venuto a scusarsi con tutti i cittadini europei. Abbiamo ottenuto le scuse di Zuckerberg. Non bastano ovviamente, lui ci ha fornito alcune rassicurazioni, vigileremo perché siano rispettate“. Lo ha detto il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani al termine dell’incontro con il fondatore di Facebook.

Fra le domande più insidiose ci sono state quella su rischi di monopolio («Ci spieghi perché non vi considerate tale» ha incalzato il presidente dei liberaldemocratici Guy Verhofstadt), il rispetto della Gdpr e il caso dell’incrocio dei dati con Whatsapp. «Vediamo competitors ovunque, viviamo in uno spazio competitivo» ha detto Zuckerberg, precisando poi che il modello di business in questione è «l’advertising, settore dove siamo il 6% del mercato globale». Zuckerberg ha aggiunto che il gruppo «sta investendo pesantemente in Europa» e ha rassicurato gli europarlamentari sul pieno rispetto dei criteri del Gdpr: «Saremo del tutto compliant (rispettosi)». Repliche hanno fatto solo rumoreggiare i presenti, a partire dallo stesso Verhofstadt: «Le risposte che ha dato solo del tutto inadeguate. Bisogna risarcire gli utenti». Un’altra défaillance importante, però, è arrivata da uno dei quesiti più spinosi: l’integrazione dei dati con la piattaforma di messaggistica Whatsapp, considerata passibile di violazione delle leggi europee sull’antitrust. Zuckerberg non ha risposto e ha detto che farà avere il proprio feedback nei prossimi giorni, scatenando la tensione fra alcuni dei presenti.


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