Genova, crollo A26: cadute più di due tonnellate di macerie

Genova, crollo A26: cadute più di due tonnellate di macerie

Il crollo avvenuto nei giorni scorsi all’interno della galleria Bertè, sulla carreggiata della A26, ha portato alla caduta di più di due tonnellate di macerie. Sono questi i risultati dei primi accertamenti condotti dalla Polizia Stradale.

I rilievi già condotti sul soffitto della galleria, danneggiato ad altezza Masone, in realtà confermano quello che coloro che si occupano del caso già sapevano da tempo: la caduta delle macerie è stata imponente ed il fatto che non ci siano state altre vittime è da considerare un colpo di fortuna. Il pubblico ministero Macello Maresca, nei prossimi giorni, richiederà una consulenza tecnica sul tunnel al fine di comprendere quali siano state le cause del cedimento.

Mentre si svolgono le indagini, gli operatori di Autostrade per l’Italia continuano a lavorare per ripristinare la viabilità: l’intervento è stato affidato dall’Aspi ad una società specializzata il cui incarico è anche quello di ispezionare il materiale e per il momento ancora non sono state date specifiche sui tempi di riapertura della corsia. Il traffico quindi proseguirà ad essere gestito con circolazione a corsia alternata con bypass.

I cittadini dopo il crollo hanno fatto sentire la loro voce, richiedendo che la concessione della tratta venga tolta ad Autostrade per l’Italia: lo sgretolamento del tetto del tunnel dell’A26 rappresenta per la popolazione l’ennesima prova, dopo il crollo del Ponte Morandi, della presenza di controlli e manutenzioni insufficienti sul tratto autostradale che attraversa la città.

Sul tema è intervenuto anche il procuratore di Genova Francesco Cozzi: il magistrato, che coordina la maxi inchiesta sul crollo del Ponte Morandi, ha sottolineato come il nodo non sia a suo parere la revoca della concessione, ma le norme che la contraddistinguono: “Deve passare il concetto”, ha dichiarato, “che chi effettua il monitoraggio non può essere controllato, e nemmeno scelto, dalla società concessionaria”.

Quindi, se la concessione della rete autostradale è affidata ad Autostrade per l’Italia non può essere considerato giusto affidare i controlli relativi alla stessa a Spea, società in house della precedente. Indagando sul crollo del Ponte Morandi, il quale ha causato la morte di 43 persone nel 2018, qualche mese fa le forze dell’ordine hanno scoperto come i rapporti sulla sicurezza delle infrastrutture venissero falsificate ufficializzando valutazioni erronee sullo stato di salute della rete.

Attualmente Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia è stato sostituito da Roberto Tomasi, che per prima cosa ha proprio sottratto le verifiche dello stato di salute della rete a Spea affidandolo ad un soggetto esterno ma ciò è ancora lontano da quella indipendenza valutativa ricercata dal magistrato.


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