La letteratura che verrà. In attesa dei nuovi romanzi sul coronavirus, cominciamo dai racconti

La letteratura che verrà. In attesa dei nuovi romanzi sul coronavirus, cominciamo dai racconti

Complice la quarantena imposta dal governo a tutti gli italiani, lo scrittore Francesco Consiglio si è trasformato in un generatore automatico di racconti.

Chiuso in casa, ha creato un recinto nel recinto e vive tra il letto e la scrivania, sfornando continuamente storie. In una settimana ha scritto e pubblicato sul suo sito (letteraturacontemporanea.it) ben dodici racconti, tutti ispirati a scrittori famosi e “adattati” ai tempi che viviamo.

Prendiamone uno tra i tanti, “L’avventura di due sposi” di Italo Calvino, che diventa “L’avventura di due sposi al tempo del coronavirus”. Nella storia originale, due operai, Antonio e Elide, non riescono a vedersi, se non fugacemente, perché lui fa il turno di notte e rientra a casa nel momento in cui lei si sveglia per andare al lavoro.

Consiglio ambienta la storia durante i tragici giorni dell’emergenza. Dopo che un decreto del governo ha chiuso le fabbriche, i due sposi si ritrovano senza lavoro e costretti a rimanere in casa tutto il giorno. Dapprima pensano all’opportunità di recuperare il tempo perduto e immaginano una gioiosa e passionale vita da sposini. Ma gli effetti della convivenza saranno imprevedibili.

Gli altri racconti finora pubblicati prendono spunto da Franz Kafka, Anton Cechov, Edgar Allan Poe, Max Aub, Federigo Tozzi, Giovanni Verga e Alessandro Manzoni.

Abbiamo parlato di questo con Francesco Consiglio, del perché ha scelto di diventare una sorta di “riscrittore” e del suo rapporto con la letteratura.

In una frase, cos’è letteraturacontemporanea.it?

Un’idea semplice: scrivere racconti lasciandosi ispirare dalla realtà. Fare letteratura contemporanea che più contemporanea non si può.

Per il momento sembra quasi una raccolta monotematica. I racconti pubblicati riguardano tutti l’emergenza coronavirus.

È la conseguenza di una scelta programmatica: scegliere trame classiche per poi ricondurre la narrazione alla stretta attualità. E in questi giorni non si parla d’altro che del Covid-19.

Anche quando tratti argomenti tragici, cerchi di farlo con ironia, e forse è proprio questo che avvince il lettore. Fai letteratura d’evasione su temi serissimi.

Cosa c’è di meglio che intrattenere il lettore e farlo divertire? Pasolini scrisse che la serietà è la qualità di coloro che non ne hanno altre. Io sono orgoglioso di essere uno scrittore “leggero” e lascio volentieri la letteratura impegnata ai cattivi imitatori di Houellebecq e del post-esistenzialismo.

Toccare questi mostri sacri è un azzardo. Cosa rispondi a chi ti accusa di lesa maestà?

Voglio solo divertirmi – come scrive Palazzeschi – pazzamente, smisuratamente! Non mi state a insolentire, lasciatemi divertire, queste piccole corbellerie sono il mio diletto.

Pensi che i tuoi racconti meriterebbero di arrivare in libreria? Ci stai pensando?

Mi fa piacere che qualcuno li legga, questo è importante. Il web offre enormi possibilità di veicolare il proprio lavoro senza sottostare a compromessi. Se un giorno un editore si farà avanti, non gli chiuderò la porta in faccia. Ma non scrivo per questo. Le mie pubblicazioni le ho già fatte e non ho altro da chiedere al mercato.

Puoi dirmi qualcosa sul ruolo e la responsabilità dello scrittore nella società contemporanea?

Non credo assolutamente a una scrittura politica e non potrei farti il nome di un solo autore contemporaneo in grado di incidere nel reale. Penso invece che uno scrittore dovrebbe essere un irresponsabile per scelta, l’ultimo alfiere di una parola tra le più abusate del nostro tempo: libertà.