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Fabiana Dadone. Analisi tecnica di un post controverso

Fabiana Dadone. Analisi tecnica di un post controverso
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Per analizzare la comunicazione di un personaggio famoso bisogna innanzitutto essere scevri da pregiudizi, simpatie e antipatie.

In questi giorni è salita alle cronache del “gossip” politico il post di Fabiana Dadone, Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione del governo Draghi. Il post che vediamo nella foto sotto si basa su alcuni punti cardine: in particolare se ne possono isolare 3, importanti, oltre ad un grande errore di base.

1 – I piedi sulla scrivania

La citazione di Obama è ovvia. Ma, come in tutte le citazioni, bisogna stare attenti al loro significato. Questa posa è stata in realtà comune ad Obama, Regan, Bush, Carter, Kennedy e così via. In pratica tutti i Presidenti americani hanno fatto la stessa foto. Dai piedi sulla scrivania nella stanza ovale al togliersi la cravatta, fino alla tuta da ginnastica. Ultima in ordine di tempo, Kellyanne Conway, addetta di Trump, che ha fotografato il Presidente inginocchiandosi sul divano.

Tutti coloro hanno fatto foto di questo tipo, sono stati criticati dalle avverse fazioni politiche. Ogni parte, Democratica o Repubblicana che fosse, ha urlato la sua indignazione per il gesto.

C’è però una nota aggiuntiva. La cultura delle popolazioni.

E’ cosa nota che per la cultura di moltissime persone, a partire da arabi ed indiani esporre le suole delle scarpe è qualcosa di altamente offensivo.

Dopotutto anche per noi italiani. Non siamo americani, non abbiamo l’abitudine di mettere le scarpe in faccia a chi ci guarda. Per un Ministro che non rinnega l’integrazione, porre in atto una forma di poco rispetto delle sensibilità è quantomeno un errore.

Perché Obama lo fece? Perché Bush lo fece?

Prima di tutto perché nella “quotidianità” americana si tratta di un gesto che ha una valenza molto diversa rispetto all’Europa e all’Oriente. Secondo motivo è per imprimere, politicamente, il messaggio: io sono americano e faccio come voglio io. Anche Obama scatenò con la sua foto una dura protesta che unì, per la prima volta nella storia, Israele e Palestina.

2 – Le scarpe rosse

L’artista Elina Chauvet porta nelle piazze un’installazione dedicata alle vittime di femminicidio nella città di Ciudad Juarez, dove a partire dal 1993, centinaia di ragazze sono state rapite, stuprate e uccise. Da lì parte e si espande in tutto il mondo il simbolo della scarpa rossa: una scarpa vuota.

Come più volte spiegato dall’artista, il concetto espresso è la scarpa vuota, senza la presenza della donna che è stata uccisa, tolta alla vita, da un uomo. Il rosso è il sangue, la violenza, la morte.

Elina Chauvet

Il simbolo colpisce le coscienze di milioni di persone in tutto il mondo che decidono di portare le loro scarpe “normali”, colorarle di rosso e lasciarle esposte in tutte le piazze: centinaia di scarpe, senza proprietarie, per le strade.

La scarpa rossa con il tacco alto indossata, ha invece un altro significato, è simbolo della femminilità, come nella figura femminile più classica e conosciuta: Marilyn Monroe.

La scarpa rossa di Marilyn Monroe


I simboli sono difficili, complessi. La scarpa è simbolo di morte e di sopraffazione e allo stesso tempo è emblema di seduzione e di gioia. La differenza, per la Chauvet, è la mancanza della donna “dentro” (passatemi il termine) la scarpa.

La scarpa vuota, è il simbolo che dilania le anime di chi guarda. Perché quelle scarpe rosse dovevano essere portare da chi non può più farlo.

3 – La maglietta dei Nirvana

Altro simbolo sfoggiato nel post della Ministra Fabiana Dadone è la maglietta dei Nirvana. In questo caso, per fortuna, parliamo di un simbolo molto leggero, qualcosa che comunque può farci sorridere.

La citazione della maglietta avviene per ribadire la giovane età della Dadone:Ho 37 anni e sono una “ragazzina” dice, e per confermarlo ecco la maglietta di una band di hard rock. Questo sarebbe il tocco, secondo la comunicazione della Ministra, suggello di veridicità.

I Nirvana, oggi

Chiaramente a 37 anni si è molto giovani, magari non proprio ragazzini, ma giovani sicuramente. Ma bisogna considerare che gli amanti dei Nirvana, e i membri ancora in vita della band, tutto sono fuorché ragazzini.

L’età media di chi negli anni ’90 aveva 20 anni ora è vicina ai 50 e non certo all’adolescenza. Così come il grande Richard Benson, simbolo dell’hard rock mondiale, non è più un ragazzino.

Suona meglio di chiunque altro e tutt’ora i suoi video fanno il giro del mondo, ma di certo non è un giovanissimo.

Insomma, hard rock va bene, ma attenzione alla storia della musica.
Ma come detto, per fortuna, su questo simbolo si può sorridere.

L’errore base della comunicazione di Fabiana Dadone

La comunicazione, lo dice la parola stessa, è trasmettere un qualcosa, un concetto ad altri. Il post della ministra ha sicuramente fatto parlare, ma di cosa? O meglio, di chi?

Sicuramente ci siamo dimenticati del problema più grave, importantissimo: la violenza sulle donne.

Il messaggio, come tutta la comunicazione ufficiale della Ministra, fa parte di una strategia aggressiva di personal branding, che mira ad imporre l’immagine di Fabiana Dadone.

Lo fa in questo messaggio, lo fa in tutte le comunicazioni. Foto, post autocelebrativi, dirette sui social network utilizzati esclusivamente da giovanissimi. Tutto è studiato per ricordare la ministra e non il messaggio.

Dadone tratta giovanissimi di 10/12 anni come se fossero grandi nomi della cultura, si fa giovane tra i giovani.

Giusto o sbagliato che sia, è un continuo lancio della propria persona, non di altri argomenti.

A mio parere, un Ministro deve lavorare per i giovani, non trasformarsi in un giovane fuori tempo massimo.

Ma l’analisi deve continuare solo tecnicamente e per questo il vero errore, nel post dell’8 Marzo, è aver fatto dimenticare la battaglia più grande, averla sostituita con la propria persona.

Far parlare di Fabiana Dadone, come noi ora, è il simbolo più grande dell’errore della Ministra: dimenticare di parlare delle donne che voleva rappresentare.

Alessandro Trizio

Alessandro Trizio

Consulente Senior di bonifica reputazionale e crisis management. Ha studiato politica nazionale e geopolitica e vissuto in molti Paesi mediorientali dove ha approfondito i rapporti internazionali