Trizio Consulting

Pastorino, Linea Condivisa. “Sanità e sicurezza da rivedere. Toti si confronti di più”

Pastorino, Linea Condivisa. “Sanità e sicurezza da rivedere. Toti si confronti di più”
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Gianni Pastorino, Linea Condivisa, è stato ampiamente riconfermato nelle ultime elezioni regionali. Ma il centrosinistra soffre di una cronica indecisione e frammentazione. Quali sono le ricette per offrire una alternativa valida all’amministrazione guidata da Giovanni Toti?

Nel suo studio in Regione Liguria, siamo riusciti a toccare più temi, tutti abbastanza urgenti.


Linea Condivisa si è presentata alle regionali con un team di architetti, operai, operatori OSS

Volevamo rappresentare la società nella sua complessità: eravamo l’unica lista che aveva delle persone attive nel mondo del lavoro, cosa che per altro a sinistra non si fa più mentre una volta si andavano a cercare gli operai.

Abbiamo due persone in produzione in Tigullio e in Fincantieri, e dei liberi professionisti, perchè ormai anche loro hanno attività messe a rischio. Abbiamo fatto una lista che fosse di rappresentanza sociale e credo continueremo con questo tipo di esperimento perché nel nostro anno e mezzo di vita ci siamo strutturati su due livelli: gruppi di lavoro focalizzati sulle competenze (gruppo sanità, lavoro, ambiente) e ora un secondo momento nel quale cerchiamo di radicarci più sul territorio.

Linea condivisa è stata pienamente riconfermata dal voto: come mai?

Perché abbiamo risposto alle esigenze della politica, anche se c’è da lavorare molto. La politica deve ritrovare la capacità di avere delle idee, con una visione di un territorio, di una città, di un paese.

Linea Condivisa vorrebbe essere un’esperienza che partendo da una idea di sinistra, abbia la capacità di essere una esperienza civica, anche più trasversale, che mette al centro temi e processi di trasformazione puntando quindi ad un elettorato più ampio e diffuso. Il panorama in Liguria e anche a livello nazionale è molto frastagliato ma questa è la nostra idea.

La cosa importante è che non siamo cambiati dal momento in cui siamo nati, anche superando uno scoglio elettorale, perché solitamente liste e associazioni come queste rischiano di frantumarsi davanti alla prova elettorale. Noi lo abbiamo passato.

Che giudizio dai della gestione del Covid in Liguria?

Sicuramente vi sono stati degli errori, però devo dire che erano più comprensibili, perché si affrontava per la prima volta un evento di portata storica. Ho 61 anni e la parola “pandemia” nel mio immaginario non è mai esistita.

Per la seconda ondata c’è stata più superficialità nell’affrontare la situazione, perché non sono stati messi a disposizione più mezzi. Nel periodo di marzo vi sono state polemiche fortissime e credo che a livello nazionale vi sia stato un approvvigionamento di dispositivi di protezione lungo e complesso, ma poi a maggio i respiratori sono stati messi a disposizione della Regione.

E stavolta c’è stata una sottovalutazione della situazione, in Liguria in maniera particolare, tanto è vero che è una delle regioni più colpite.

Nonostante questo il centro destra è stato rieletto con ottimi voti. Sono solo comunicatori più abili, o la sinistra ha oggettivamente un problema politico?

È stato confermato e con grandissimi voti. Ci sono sicuramente dei meriti politici del centrodestra, che si è presentato come un blocco coeso, che in qualche maniera ha fatto quadrato sul suo leader Giovanni Toti, e questo ha ripagato. È stato riconfermato Toti, Zaia, è stato riconfermato Emiliano De Luca, è stato confermato anche il blocco che governava la Toscana, anche se non c’era più il presidente uscente.

Sembra che il modo in cui è stata gestita l’emergenza sanitaria abbia portato ad un riconoscimento da parte della gente. Ma credo sia difficile comprendere esattamente le percentuali: leggevo su un giornale autorevole che solo il 4% delle persone ha orientato il proprio voto per come è stato gestito il Covid.

Toti ha proposto l’idea che si potesse riprendere una vita normale e che si potesse addirittura recuperare un livello economico accettabile, e dal punto di vista comunicativo è molto bravo. Lui lavorava da anni su questo blocco di potere consolidante.

Da questo punto di vista c’è riuscito e questi sono i suoi meriti.

Credo che un demerito da parte nostra sia la lentezza esasperante, fino all’inverosimile, nel cercare un candidato presidente. Un candidato presidente che sicuramente ha dei lati positivi, ma che non è stato in grado di coagulare per tempo le varie anime della sua della sua coalizione.

Un risultato che obiettivamente è molto pesante: 19 regioni a 12. E’ lo scarto più alto che c’è in consiglio regionale della Costituzione delle regioni.

Il centro destra è stato riconfermato, ma con equilibri diversi. Ora è Toti ad avere più peso della Lega. Questo cambierà qualcosa?

Credo che potrebbe cambiare qualcosa, anche se gli equilibri interni del centrodestra sono molto particolari. Credo che Toti non voglia, e lo ha già dimostrato, andare in rottura con la Lega. Da questo punto di vista Toti è molto abile a tenere in piedi uno scacchiere complesso. E come diceva Winston Churchill, le maggioranze più salde sono quelle più risicate.

Io credo che su alcune tematiche sia più aperto, come quelle sui diritti civili, al contrario di Lega e Fratelli d’Italia che su comunità LGBT e immigrazione sono sempre stati chiusi su posizioni per me inaccettabili.

Io ho lavorato con il capogruppo Vaccarezza su una su un paio di leggi: una è anche passata ed erano 12 anni che l’aspettavamo: quella sul Garante dei detenuti. La mia proposta, appoggiata da Vaccarezza e Alice Salvatore, è riuscita ad avere comunque una citazione trasversale, giudicata dal Prof. Palma, che è Garante Nazionale, come la legge più emancipata e innovativa dal punto di vista regionale.

Mi sono trovato anche in una situazione di chiusura terrificante da parte di Fratelli d’Italia sull’utilizzo della cannabis terapeutica per uso medico, fattore che dovrebbe essere la normalità. Su alcune tematiche con una parte del centrodestra si potrebbe ragionare di più. Bisogna capire se Toti sarà in grado di farlo.

Siete per la sanità pubblica. Ma una sanità pubblica che già ora è allo stremo, se dovesse assorbire anche i pazienti del privato non rischierebbe di collassare?

Se vogliamo mantenere la sanità pubblica dobbiamo fare delle scelte. Io credo che tramite il Recovery Fund si possano fare alcune operazioni, ma anche quelle sono risorse finite.

Quando parlo di sanità pubblica intendo dire che ci vuole maggiore programmazione. Io sono avverso al sistema Lombardo, ma non perché si basa molto sul rapporto convenzionale con il privato, ma perché non c’è regia e quindi non c’è neanche una previsione di collaborazione fra pubblico e privato.

Siamo tra le regioni più vecchie di Italia, abbiamo bisogno veramente di un paradigma che sia meno ospedaliero, più decentrato, più sul territorio, più domiciliato. Credo che il recupero di alcune capacità pubbliche potrebbe fare benissimo al territorio.

Un altro aspetto: se vogliamo una sanità pubblica efficiente e competitiva a favore della cittadinanza non possiamo avere ospedali dappertutto.

Io credo che se a Genova vogliamo mantenere delle eccellenze non puoi avere cinque centri nascite. A Torino ne hanno una e fanno quasi 5000 parti e qua ci si continua a barcamenare tra 650-700 parti.

Io credo che una forte sanità territoriale in mano pubblica e una serie di eccellenze potrebbe essere una garanzia. Sostengo che il sistema migliore sia un sistema misto a prevalenza pubblica ma dove vi sia una presenza privata sanitaria inevitabile.

Il Covid ha fatto strage principalmente nelle RSA, istituti che sono perlopiù a partecipazione regionale. Una situazione che ha portato anche a indagini. Chi ha dato queste concessioni e quando?

Al di là della magistratura, gli unici che hanno presentato un esposto siamo io e il collega Battistini. Un esposto corredato da una enorme quantità di materiale che in qualche maniera ha anche indirizzato l’attività della magistratura

Non è abbia particolare simpatia per i gestori delle RSA, ma devo dire che questi sono stati indotti a compiere tutti gli errori possibili e immaginabili attraverso indicazioni errate legate alla gestione del malato.

Adesso assistiamo ad un fenomeno per il quale basta un bando, anche abbastanza raffazzonato, che ti permette di lavorare in un centro pubblico covid ospedaliero e gli infermieri scappano dalle RSA.

Io credo che le RSA siano diventate un mondo complesso in cui alcuni lavorano molto bene. Alcune sono molto serie, spesso gestite positivamente. Chi ha lavorato molto male ha creato dei cluster pazzeschi.

Alice Salvatore ha cercato più volte di eseguire dei controlli di persona nelle RSA, dicendo che era un diritto del consigliere regionale, ma l’hanno tenuta fuori. È vero che un consigliere regionale può andare a ispezionare una RSA?


Se sono RSA accreditate sì, perché l’accreditamento inserisce quella struttura nel servizio sanitario regionale. Tenendo conto però che c’è sempre un limite: le RSA generalmente hanno una quota convenzionata con la Regione che è variabile.

Diciamo che tendenzialmente un consigliere regionale può andare ad esercitare la sua attività di sindacato ispettivo.

Quello delle RSA è un mondo molto molto particolare. Secondo me uno dei limiti di Alisa è quello di non controllare completamente i contratti collettivi nazionali che vengono applicati e invece noi abbiamo spinto su questo in quanto pesa sulle condizioni salariali di lavoro del personale e a cascata sulle condizioni di vita dei pazienti.

Sicurezza. Si utilizza la politica dei pattuglioni, grandi gruppi di forze dell’ordine che pattugliano in massa la città.

Io credo che i pattuglioni servano a pochissimo: sono più un elemento mediatico. La prevenzione si fa sul territorio e fuori, perché la criminalità organizzata crea legami anche al di fuori della propria Regione. Bisogna fare un’attività di prevenzione che non può essere assicurata dai pattuglioni ma da un forte coordinamento delle forze dell’ordine.

Abbiamo in questo paese molte contraddizioni che purtroppo si riversano sul territorio. Abbiamo la Polizia che viene gestita dal Ministero dell’Interno, i Carabinieri che sono diventati un’arma dell’esercito, abbiamo la Guardia di Finanza che fa attività tributaria e attività extratributaria: un corpo che quasi non esiste in nessun altro paese, se non in Portogallo.

L’attività tributaria dovrebbe essere fatta da una agenzia federale oppure dall’Agenzia delle entrate o l’Agenzia Dogane.

Anche quando si fa il “Tavolo delle forze dell’ordine” in realtà ognuno tende a mantenere le proprie banche dati. Oggi la criminalità si può battere soltanto sei hai un forte coordinamento delle forze in campo.

Questa è una regione in cui non si parla di infiltramento mafioso. Come dice “Libera” è dal 1955 che ci sono infiltrazioni della mafia, della ‘ndrangheta e della sacra corona unita sul territorio ligure. Abbiamo infiltrazioni mafiose abbastanza evidenti: vedi cosa succede a Sestri Ponente.

Non sono stati soltanto i governi centrodestra a non aver fatto passi avanti: anche i progressisti non hanno mai fatto una vera e propria progettualità su un aumento di personale delle forze dell’ordine che oggi sono in gran difficoltà.

Porto di Genova: possibile che ci voglia così tanto per elettrificare delle banchine? Forse c’è qualcuno che vuole che il porto rimanga così, perché laddove c’è innovazione c’è più trasparenza?

Se noi guardiamo alla Liguria al 2050, con una visione che va da qui a trent’anni, direi che questa regione è destinata all’effetto Detroit, ovvero a un pesante ridimensionamento.

Bisogna ripensare la relazione tra il porto e la sua città dal punto di vista della compatibilità ambientale, sapendo che la Liguria e Genova in primis hanno una vocazione portuale a cui non possiamo rinunciare.

E’ chiaro che bisogna pensare ad un ammodernamento e poi intervenire anche nel porto di Voltri, ma non tramite una distruzione del litorale ma garantendo in qualche maniera che i legami tra un porto e una città e le sue bellezze siano mantenute.

L’elettrificazione della banchina si inserisce questo elemento, ma noi siamo andati oltre, perché a mio giudizio la Liguria dovrebbe essere capofila di un movimento che nei paesi del nord è già avvenuto, ovvero la determinazione di una nuova zona ECA.

Il Mediterraneo dovrebbe essere una zona ECA dove non c’è inquinamento da parte delle navi e naturalmente ci vogliono strutture politiche a livello nazionale e a livello locale abbastanza forti.

Io credo che se riuscissimo a ragionare da questo punto di vista, con nuove politiche fiscali a riguardo, Genova diventerebbe uno scalo da cui non si può transigere, perché rispetto al corridoio del Reno è indispensabile.

Le multinazionali del trasporto verrebbero a Genova anche accettando condizioni del genere, nel momento in cui però ci fosse la capacità di produrre servizi per la logistica che oggi sono molto molto lenti.

Noi siamo l’unica città portuale di un certo livello al mondo che non ha un autoporto vero per la riparazione dei camion. Questo vuol dire che quelli che tu vedi in città si riparano sulla strada. È una cosa impensabile.

Qua manca una visione: guarda cosa è successo agli Erzelli, che doveva essere un parco tecnologico.

Per gli Erzelli non c’è neanche un insediamento: io la vicenda la conosco bene perché sono stato per anni l’uomo che si è opposto ad Ericsson come sindacalista e non come consigliere regionale. Poi è arrivato Siemens, poi Liguria Digitale, ma senza un progetto scientifico.

Prendi gli altri paesi: Germania e Francia sono avanti da anni e hanno ancora dei parchi che sviluppano competenze dove le grandi multinazionali dell’high tech in qualche maniera si rapportano con le università oppure con le strutture pubbliche.

Qui sembra sia impossibile. Io mi ero opposto ai 42 milioni di euro che erano stati dati per la produzione di progetti scientifici a Ericsson che poi non sono mai stati realizzati. Perché tu prendi 42 milioni di euro, che non è una cifra esattamente da niente, e dopo neanche 6 mesi che ti sei insediato licenzi… È una cosa impressionante.

In questo momento i più disperati sono tutte le strutture ricettive. In crisi e senza alcuna fiducia che la politica possa aiutarli veramente.

Recentemente è uscita la DGR in cui si parla dell’utilizzo di 24 miliardi e 750 milioni del cosiddetto Recovery Fund di interventi che cambierebbero il volto della Liguria in maniera incredibile.

Se si pensa che il bilancio della Regione Liguria è di 5 miliardi di euro, pensiamo cosa si potrebbe fare con 24 miliardi di investimenti.

Però naturalmente è necessario avere una visione rispetto alla tutela e alla valorizzazione del proprio territorio ed è anche necessario pensare che spesso e volentieri alcune associazioni di categoria escono da un elemento più corporativo.

Le associazioni di categoria, come quella degli albergatori, hanno preferito “palleggiare” un po’ con questa giunta, cercando di avere una serie di interventi, invece di sviluppare una visione che valorizzi il territorio.

E’ vero che le associazioni e altri soggetti sono delusi dalla politica, però c’è anche un po’ di collateralismo alla politica che avviene sia quando governa il centrodestra che quando governa il centrosinistra.

Per me queste soggettività dovrebbero avere una propria autonomia, e quindi una propria progettualità.

Un telegramma a Giovanni Toti

Ci vuole una maggiore condivisione sulle scelte di questa regione. E’ del tutto assurdo che pensi di fare dei progetti sul Recovery Fund negando il rapporto con l’opposizione e con le parti sociali. Credo che quando si parli di una visione di 30 anni della nostra regione Toti dovrebbe confrontarsi perché sennò rischia di rimanere fermo e di raggiungere risultati modesti.

Un telegramma per Sansa

La politica vista dall’interno è molto più complessa della critica che si fa dall’esterno e gli direi che la politica è progettualità ed elaborazione, e non soltanto mediaticità.

Dobbiamo seguire la costruzione di un blocco sociale che crede alle nostre idee e alle nostre proposte e che quindi crei radicamento sul territorio che fino adesso non siamo riusciti a costruire.

Un telegramma per Pirondini

Pirondini non lo conosco molto: ci ho avuto a che fare nella fase di scelta del candidato del polo progressista. Mi è parso una persona estremamente disponibile al dialogo e corretta. Credo che abbia bisogno di credere di più nelle sue potenzialità e forse avere un goccio di coraggio in più.

Credo che Pirondini, senza fare gesti avventati, doveva avere maggiore coraggio, perché la carica innovativa che ha caratterizzato il Movimento 5 Stelle, e che anche io riconosco, è ferma e crea disinteresse elettorale.

Roberto Trizio

Roberto Trizio

Dopo una robusta preparazione in giornalismo scientifico e digitale, secondo le tecniche anglosassoni in forza ad USA Today, dirige i portali del gruppo Trizio Consulting. Su ExpoitalyOnline firma diversi approfondimenti e interviste