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Luigi Gullo: l’avvocato di Cosenza e Senatore della IV Legislatura

Luigi Gullo: l’avvocato di Cosenza e Senatore della IV Legislatura

Il Senatore della Repubblica Luigi Gullo nasce a Cosenza nel 1917 e già alla sua nascita porta sulle spalle il peso della reputazione di famiglia: è infatti uno dei figli di Fausto Gullo, deputato e dirigente del Partito Comunista Italiano, noto a tutti come il “ministro dei contadini”. Una persona amata e benvoluta tra la popolazione nel primo dopoguerra, quando divenne Ministro dell’Agricoltura e della Giustizia.

Luigi, futuro avvocato, visse la propria adolescenza e la sua giovinezza nel corso del ventennio fascista ma mai la sua vita politica e la sua filosofia si accostò a quelle idee. Non avrebbe potuto essere altrimenti grazie anche alla fede politica del padre Fausto, democratico e comunista che fin dalla sua infanzia puntò a insegnare ai propri figli sì i valori del marxismo ma soprattutto quelli della libertà. Insegnamenti da lui poi sostenuti per tutta la vita.

Luigi Gullo: una carriera da avvocato penalista

Dopo aver concluso gli studi classici, il futuro avvocato si iscrisse presso l’Università statale di Milano alla facoltà di Giurisprudenza: lo stesso ateneo nel quale studiò ingegneria anche il nonno di cui portava il nome. Conseguì la laurea nel 1939 presentando una tesi sull’applicazione specifica dell’articolo 62 del codice Penale e decise in seguito di conseguire anche una laurea in filosofia presso l’Università di Napoli.

Erano anni difficili quelli del Ventennio ma le posizioni di Luigi Gullo non cambiarono mai nei confronti del regime e sembra che, anni dopo, parlando con un collega al Senato sostenne che l’antifascismo “quando si è figli di Fausto Gullo lo si è succhiato col latte materno”.

Tornano alla tesi con la quale si laureò presso l’ateneo milanese, è rilevante sottolineare come nel 1941, proprio il suo argomento divenne la sua prima pubblicazione scientifica. Luigi Gullo non fu solo un senatore dall’onestà intaccabile ma fu anche un prolifico scrittore di commedie, con un particolare interesse verso la letteratura francese e la letteratura russa.

Tornato a Cosenza dopo che gli alleati sbarcarono in Calabria, iniziò a lavorare nello studio del padre come avvocato penalista, guidato nel definire il suo percorso lavorativo da avvocati come Gonzales e Bentini e da un magistrato come Antonio Amantea.

Anche la sua vita personale fu densa di avvenimenti importanti: sei giorni dopo l’armistizio del 1923 sposò Franca Miasasi, figlia di un noto pediatra, dalla quale ebbe tre figli: Pierrette, Doclì e Faustino. Una volta caduto il regime e instauratasi la Repubblica, Luigi Gullo iniziò a contribuire in modo continuativo a diverse testate giornalistiche con i suoi articoli.

E dopo aver difeso come avvocato davanti al Tribunale militare alleato di Cosenza presieduto dal capitano Little alcuni accusati, la sua carriera decollò portandolo a partecipare a numerose cause che lasciarono il segno nella storia di questo paese.

A partire a quello che si tenne, proprio a Cosenza, per la strage di Villalba nella quale difese come parte civile Li Causi, comunista, contro Calogero Vizzini, boss della mafia.

L’impegno in politica dell’Avvocato Luigi Gullo

Attivo senza sosta nell’avvocatura, il futuro senatore Luigi Gullo fu molto presente anche in politica. Come rappresentante del Partito Comunista Italiano fece pare del consiglio comunale di Cosenza dal 1946 al 1960. Venne eletto, sempre nella lista del PCI anche in Provincia, nel 1956. Divenne poi senatore nel 1963 e fece parte della commissione Giustizia.

La sua carriera in tal senso durò una sola legislatura: il PCI, che si stava man mano adagiando su posizioni moderate rispetto a quelle sostenute sia da Luigi Gullo che da suo padre Fausto, decise di non ricandidarlo tra la sua lista alle successive elezioni.

Quella sola legislatura fece in modo di far passare alla storia Luigi Gullo come senatore ma furono la sua carriera e le sue battaglie successive alla sua avventura in Parlamento a lasciare un vero e proprio segno sul futuro dell’Italia. Particolare rilevanza in tal senso è da riconoscere alle sue pubblicazioni sul mensile Chiarezza, che poteva avvalersi di firme come Renato Guttuso, Tommaso Fiore, Arturo Labriola e Jean Paul Sartre.

Una pubblicazione alla quale rimase fedele tutta la vita e sul quale apparve come contributore fino al luglio del 1998, pochi mesi prima della sua morte, avvenuta il settembre di quello stesso anno.

Fu libero docente di Diritto Penale alla Sapienza di Roma dal 1956 e nel corso della sua carriera come avvocato partecipò a circa tremila processi. Tra di essi figurano anche quello per la Strage di piazza Fontana e quello per il rapimento del giovane Paul Ghetty jr.

Non smise mai di essere attivo, anche negli anni del tramonto, quando pubblicò il romanzo autobiografico “Conversazione a Macchia” e “La famiglia Grande” (edizioni Periferia, Cosenza) e tre libricini, tutti editi da Marco: “ Delitto pena e storicismo” sul problema della carcerazione, alla quale l’avvocato si era sempre opposto; “Il Pentitismo” sull’uso dei collaboratori di Giustizia e “La prova penale”, un importante testo contro i processi indiziari che troppe volte portano alla detenzione di innocenti.

“L’uomo del mese”, dal nome del corsivo che per ben 50 anni pubblicò sulla rivista Chiarezza, è il titolo che venne scelto per la raccolta di alcuni dei suoi scritti, selezionati direttamente dall’Avvocato Luigi Gullo prima della sua morte.