Enrico Berlinguer: la storia di un grande statista

Enrico Berlinguer: la storia di un grande statista

Enrico Berlinguer è stato un politico italiano; fu il segretario nazionale del partito Comunista Italiano (PCI) dal 1972 fino alla sua morte.

 

GLI INIZI

 

Enrico Berlinguer, figlio di Mario e Maria Loriga, nacque a Sassari il 15 Maggio 1922, in una nobile famiglia sarda, in un ottimo contesto culturale, con molti contatti con gli esponenti della politica italiana che avrebbero influenzato la sua carriera. Il suo cognome è di origini catalane, perché la Sardegna venne dominata dalla corona degli Aragona.

 

Cugino di Francesco Cossiga (leader del partito della Democrazia Cristiana e, in seguito, presidente della Repubblica Italiana); entrambi parenti di Antonio Segni, un altro leader della DC e Presidente della Repubblica.

 

Il nonno di Enrico Berlinguer (Enrico Berlinguer Senior) fondò il giornale sardo La Nuova Sardegna e fu amico di Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini, i quali aiutarono Enrico Sr a portare avanti politiche di aiuto per l’isola sarda.

 

Nel 1937 Berlinguer entra in contatto con gli antifascisti sardi, nel 1943 entra ufficialmente nel Partito Comunista Italiano, diventando presto il segretario della sezione di Sassari. L’anno seguente scoppiò una rivolta nella città; Berlinguer era coinvolto nei disordini e venne arrestato, ma rilasciato dopo tre mesi di prigione.

 

Non appena la sua detenzione terminò, il padre lo portò a Salerno,  la città dove trovarono rifugio la famiglia reale e il governo dopo l’armistizio tra gli Alleati e l’Italia. A Salerno venne introdotto dal padre a Palmiro Togliatti, il più importante membro del Partito Comunista.

 

Togliatti rimandò Berlinguer in Sardegna per prepararlo alla carriera politica. Alla fine del 1944, Togliatti lo nominò al segretariato della Federazione Giovani Comunisti Italiani (FGCI); come segretario, Berlinguer scelse Maria Goretti come esempio per gli attivisti. Poco dopo venne mandato a Milano e nel 1945 venne nominato come membro del Comitato Centrale.

 

Nel 1946 Togliatti divenne segretario nazionale (il più alto ruolo politico) del Partito e chiamò Berlinguer a Roma, dove il suo talento lo portò al vertice soltanto due anni dopo (all’età di 26 anni, tra i più giovani di allora); nel 1949 venne eletto segretario della FGCI, una posizione che ricoprì fino al 1956. L’anno dopo venne nominato Presidente della Federazione Mondiale dei Giovani Democratici, un’organizzazione internazionale Comunista.

 

Nel 1957 Berlinguer, come membro della scuola centrale del PCI, abolì la visita obbligatoria in Unione Sovietica, una sorta di addestramento politico obbligatorio per entrare a far parte delle cariche più elevate all’interno del PCI.

 

 

 

 

IL LEADER DI PARTITO

La carriera di Berlinguer lo portò a rivestire le cariche più elevate. Dopo aver presieduto a varie posizioni di responsabilità, nel 1968 venne eletto deputato per la prima volta nel distretto elettorale di Roma. L’anno seguente fu eletto deputato a segretario nazionale del partito (il segretario era Luigi Longo). In questo ruolo prese parte alla Conferenza Comunista Internazionale Comunista del 1969 a Mosca, dove la sua delegazione si rifiutò di seguire la linea di partito, rifiutando il supporto.

 

La posizione di Berlinguer ebbe conseguenze: diede il più forte e grande discorso di qualsiasi altro leader comunista. Rifiiutò di scomunicare i comunisti cinesi e disse direttamente a Leonid Brezhnev che l’invasione della Cecoslovacchia da parte degli stati membri del patto di Varsavia (che appellò con “la tragedia di Praga”) fu un chiaro esempio delle differenze all’interno del movimento Comunista su questioni come la sovranità nazionale, la democrazia socialista e la libertà della cultura.

 

SEGRETARIO DEL PCI

Berlinguer venne eletto segretario nazionale del partito nel 1972, quando Luigi Longo lasciò la carica per malattia.

Nel 1973, essendo in ospedale per un incidente in auto mentre visitava la Bulgaria (ora considerato un attentato alla sua vita da parte di Mosca), Berlinguer scrisse tre famosi articoli (Riflessioni sull’Italia, Dopo i fatti del Cile e Dopo il colpo di stato in Cile) per la rivista intellettuale Rinascita. In questi articoli presentò la straegia del Compromesso Storico, proponendo una coalizione tra il PCI e la DC, per garantire all’Italia un periodo di stabilità politica in un tempo di crisi economica e in un contesto di parti che cercavano il colpo di Stato.

 

RELAZIONI INTERNAZIONALI

L’anno seguente a Belgrado Berlinguer si incontrò con il presidente della Jugoslavia Josip Broz Tito, alla fine di ulteriori incontri con i maggiori rappresentanti dei Partiti Comunisti dell’Europa, dell’Asia e dell’Africa.

 

Nel 1976, a Mosca, Berlinguer confermò la posizione autonoma del PCI, proprio davanti al Partito Comunista Sovietico. Parlò di un sistema pluralistico (tradotto in multiforme), riferendosi all’intenzione del PCI di costruire un “socialismo che crediamo necessario e possibile in Italia”.

 

Quando Berlinguer ottenne dal PCI la ferma posizione di non accettare interferenze, la rottura con il Partito Comunista Sovietico fu totale.  Nonostante questo, il partito ricevette per qualche anno ancora i finanziamenti da Mosca. Dal momento che però l’Italia stava subendo anche l’ “influenza” della NATO, il Partito Comunista Sovietico dichiarò che l’Italia soffriva soltanto la loro influenza. In un’intervista al Corriere della Sera Berlinguer dichiarò che si sentiva più sicuro sotto “l’ombrello della NATO.”

 

Nel 1977, al meeting di Madrid tra Berlinguer, Santiago Carrillo (Partito Comunista Spagnolo) e Georges Marchais (Partito Comunista Francese) vennero fuori le linee guida per il comunismo europeo. Qualche mese dopo Berlinguer tornò a Mosca, dove parlò ancora, ma il discorso venne accolto in maniera fredda e venne pubblicato (con qualche censura) solamente dalla Pravda.

 

POLITICA INTERNA

Berlinguer, muovendosi un passo alla volta, costruì il proprio consenso all’interno del PCI, cercando l’appoggio degli altri componenti della società. Dopo l’apertura del 1970 verso i conservativi e la proposta del Compromesso Storico, pubblicò la corrispondenza con il Monsignor Luigi Bettazzi, il vescovo di Ivrea: un evento unico, dal momento che Papa Pio XII aveva scomunicato i Comunisti dopo la Seconda Guerra Mondiale, e la possibilità di una relazione tra la Chiesa Cattolica e i Comunisti era improbabile.

 

Questo atto servì anche a dimostrazione che il PCI non stesse nascondendo o proteggendo degli attivisti di sinistra, negli anni di Piombo in Italia. In questo contesto il PCI aprì le proprie porte a tante figure Cattoliche e iniziò un dibattito per la possibile coalizione. Non venne però mai nominata la famiglia di Berlinguer (molto cattolica) nel rispetto totale della privacy. Nelle elezioni generali del 1976, il Partito Comunista guadagnò il 34.4% dei voti.

 

In Italia era al potere un governo di “solidarietà nazionale”, ma Berlinguer disse che era necessario un governo di emergenza, per affrontare la crisi di eccezionale gravità in atto. Il 16 marzo 1978, Aldo Moro, Presidente della Democrazia Cristiana, fu rapito dalle Brigate Rosse, un gruppo terroristico dell’estrema sinistra.

 

Durante la crisi, Berlinguer aderì al “Fronte della fermezza”, rifiutandosi di negoziare con i terroristi. (Le Brigate Rosse proposero di liberare Aldo Moro in cambio del rilascio di alcuni terroristi imprigionati). Nonostante l’atteggiamento fermo del PCI nei confronti del terrorismo, l’assassinio di Aldo Moro lasciò il partito isolato.

 

A Giugno, il PCI diede il suo appoggio per la campagna contro il Presidente Giovanni Leone, accusato di essere coinvolto nello scandalo delle bustarelle ricevute dalla compagnia di produzione di aerei Lockheed. Il Presidente diede le dimissioni.  Berlinguer supportò allora l’elezione di un veterano socialista, Sandro Pertini; la presidenza di quest’ultimo non produsse però gli effetti voluti dal PCI.

 

In Italia, una volta che viene eletto il Presidente della repubblica, il governo chiede le dimissioni. Il PCI si aspettava che Pertini usasse la sua influenza in favore del partito. Il Presidente era però influenzato da altri leader politici, come Giovanni Spadolini (Repubblicano) e Bettino Craxi (Socialista); il PCI rimase fuori dal governo.

 

Durante questi anni il PCI governò diverse regioni d’Italia, spesso più delle metà. Esempi di tali governi sono l’Emilia Romagna e la Toscana. In questo periodo Berlinguer pose la sua attenzione sui poteri locali, per dimostrare come il partito potesse governare con eccellenza.. Prese parte alle campagne elettorali nelle province e nei concilii locali. Mentre altri partiti mandavano solo i leader del luogo, con Berlinguer il PCI si assicurò molte elezioni.

 

LA ROTTURA CON L’UNIONE SOVIETICA

Nel 1980 il PCI condannò pubblicamente l’invasione Sovietica in Afghanistam. Mosca inviò Marchais a Roma, per riportare in linea Berlinguer; ma Marchais venne ricevuto con freddezza. La rottura divenne chiara quando il PCI non partecipò all’Internazionale del 1980 a Parigi. Berlinguer fece invece visita ufficiale in Cina. A Novembre, a Salerno, Berlinguer dichiarò che l’idea del Compresso Storico era messa da parte; si faceva ora avanti l’idea di una democrazia alternativa.

 

Nel 1981 Berlinguer disse che, per sua opinione personale, “la forza progressiva della Rivoluzione di Ottobre era terminata”. Il PCI criticò la normalizzazione della Polonia e ben presto la scissione dal Partito Comunista Sovietico venne ufficializzata, seguita da una lunga polemica tra la Pravda e L’Unità (il giornale ufficiale del PCI).

 

Berlinguer stava cercando un sodalizio tra le varie correnti di pensiero nella sinistra italiana (e mondiale). Nel giugno del 1984 improvvisamente lasciò un palco su cui stava tenendo un discorso pubblico a Padova: aveva in precedenza sofferto un’emmoragia cranica. Morì tre giorno dopo. Più di un milione di cittadini si riversò nelle piazze durante il funerale, uno dei più grandi nella storia della Repubblica Italiana. Berlinguer era ateo.

 

ANALISI

Berlinguer è stato definito in vari modi, ma, generalmente, è riconosciuto per la sua coerenza politica e il suo coraggio, uniti a una profonda intelligenza e personalità. Un uomo rigoroso e morale, fu rispettato dai suo opponenti; durante i suoi tre giorni di agonia fu seguito con attenzione da tutta la popolazione. Il suo fu uno dei più grandi funerali mai visti a Roma.

 

L’azione politica più importante fu la rottura con il Partito Comunista Sovietico, il cosìdetto strappo, insieme alla creazione dell’Eurocomunismo, senza dimenticare il lavoro di moderazione con gli esponenti moderati e della chiesa cattolica.

 

Berlinguer aveva anche numerosi nemici. Una parte del PCI gli rinfacciò l’aver reso il partito una sorta di club revisionista e borghese. Esponenti esterni notarono la difficoltà di effettuare lo strappo in maniera definitiva; questo venne indicato come una decisione non presa in maniera definitiva. Anche l’aver accettato la protezione della NATO fu visto come un segno di debolezza.

 

Nonostante gli sforzi di Berlinguer, il PCI non riuscì ad approdare al governo. L’idea finale di Berlinguer (“la democratica alternativa”) non venne mai portata alla realtà.

Nel giro di una decina di anni, dopo la morte di Berlinguer, sparirono l’Unione Sovietica, la DC e il PCI. La politica italiana si presentava in tutto altro modo.

 

IMPATTO SULLA SOCIETÀ ITALIANA

Il cantante Antonello Venditti ha dedicato una canzone a Berlinguer: “Dolce Enrico”.

 

L’attore e regista Roberto Benigni ha dichiarato pubblicamente la sua passione e ammirazione per Enrico Berlinguer. Oltre ad essere protagonista nel film “Berlinguer ti voglio bene”, Benigni apparve durante una dimostrazione pubblica del PCI (di cui era simpatizzante) e prese tra le braccia Berlinguer.

 

I Modena City Ramblers (folk music) hanno scritto una canzone sul funerale di Berlinguer: “I funerali di Berlinguer”, pubblicata nel loro primo album, Riportando tutto a casa.


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