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Vladimir Putin, ritratto di uno zar moderno

Vladimir Putin, ritratto di uno zar moderno
ilBuonsenso

Uno zar moderno dal potere forte: ecco chi è Vladimir Putin, eletto presidente in Russia nel 2000 e divenuto da quel momento in poi l’uomo più potente del paese. Un politico che è stato in grado di far rinascere e plasmare secondo la sua volontà la Federazione Russa, riportandola ad uno stato di potenza dopo la caduta dell’ex Unione Sovietica.

Un uomo dal potere illimitato dato che lo scorso giugno, attraverso un referendum che ha modificato la Costituzione, gli è stato modo di poter rimanere in carica fino al 2036.

Per comprendere che tipo di persona sia Vladimir Putin basta tornare indietro di qualche anno attraverso il suo “curriculum”: si parla di un ex agente del KGB, uno dei servizi segreti più potenti e sanguinari del mondo, che all’inizio degli anni ’90 diventa uno dei più fidati collaboratori del sindaco di San Pietroburgo, Anatolij Sobcak.

Un’esperienza che gli consente di essere notato dal presidente Boris Eltsin che gli affida la direzione del FSB, i nuovi servizi segreti. Il resto è storia: nominato Primo Ministro, si candida a presidente alla fine del 1999 e vince le elezioni.

Vladimir Putin è giunto al suo quarto mandato come Presidente della Federazione Russa, un ruolo che ha mantenuto quasi ininterrottamente: dal 2008 al 2012 ha infatti ricoperto, sotto la presidenza del fedelissimo Medvedev, nuovamente il ruolo di Primo ministro. La sua posizione gli ha consentito di rimanere al centro della vita politica e di stabilizzare la potenza della sua figura anche in un periodo di crisi per il suo paese.

Se infatti se i suoi primi otto anni di presidenza gli hanno dato modo di crescere nel gradimento del popolo anche grazie a una crescita economica esponenziale causata dall’aumento, a livello mondiale, dei prezzi del petrolio e in generale delle materie prime di cui la Russia dispone in modo abbondante, dal 2009 in poi anche la Russia ha dovuto fare i conti con una crisi economica importante.

Un fattore che ha spostato l’ago della bilancia di Vladimir Putin e del suo paese sulla necessità di rendere nuovamente la Russia una potenza a livello geopolitico.

In tutto questo non bisogna dimenticare che tra il 4 e il 16 settembre del 1999 le città di Mosca e Volgodonsk vennero attaccate con attentati dinamitardi, causando la morte di mille persone e il ferimento di 300: Putin a quei tempi era Primo Ministro e la rappresaglia sui separatisti ceceni, che mai rivendicarono gli attacchi, fu in grado di donare al premier russo una popolarità mai vista dai tempi dell’ex Unione Sovietica.

Ebbe inizio in quel modo la seconda guerra cecena e in molti, nonostante le smentite dal Cremlino, pensarono che le esplosioni fossero in realtà legate all’FSB. David Satter ad esempio, giornalista esperto di Unione Sovietica e Russia, dichiarò la questa sua tesi davanti al Congresso e Alexander Litvinenko, ex-spia dei servizi segreti russi uccisa in Inghilterra tramite avvelenamento da sostanza radioattiva, pubblicò nel 2002 un librò nel quale provava come le esplosioni fossero parte di un piano dei servizi per facilitare l’ascesa del politico alla presidenza.

A prescindere dalla vera o presunta partecipazione del FSB negli attacchi è proprio quello che successe: la popolarità di Vladimir Putin crebbe.

La crescita economica registrata in Russia fino al 2008 diede modo al moderno zar di Russia di accrescere e consolidare il suo potere ma fu solo uno dei fattori. A sostenere la notorietà di Putin tuttora vi è anche il suo approccio alla geopolitica internazionale, che nel corso degli anni ha portato la Federazione russa a essere una delle massime esperte di hybrid warfare o guerra ibrida, il metodo con il quale questa potenza ha imparato ad estendere la propria influenza al di fuori dei confini nazionali.

Combattimenti che si basano sia sulla presenza di truppe interventistiche nei conflitti come accaduto in Libia e in Siria, sia su cyber-attacchi e campagne di disinformazione  atti a consolidare l’immagine della Russia e dei suoi leader all’estero e minare la credibilità di istituzioni come l’Unione Europea e la Nato.

È in quest’ultimo tipo di approccio che rientrano le interferenze documentate durante le elezioni presidenziali americane del 2016, quando si arrivò addirittura alla violazione dell’account privato di posta elettronica di Hillary Clinton per favorire l’elezione di Donald Trump. L’intelligence britannica, di recente, ha documentato come la Russia abbia tentato di influenzare anche il referendum per l’indipendenza scozzese da Londra del 2014 che quello della Brexit del 2016.

Come anticipato Vladimir Putin potrebbe potenzialmente rimanere al potere come presidente della Federazione Russa fino al 2036 grazie alla modifica costituzionale votata: quello che bisognerà vedere è se, a prescindere da tutto, questo zar moderno sarà capace di affrontare le difficoltà che la pandemia di coronavirus ha aggiunto alla gestione di un paese attivo su troppi fronti e privo di una reale crescita economica.