Venezia, 2019 nel segno Peggy Guggenheim

Venezia, 2019 nel segno Peggy Guggenheim

Karole Vail, nipote della mecenate e direttrice della Collezione Peggy Guggenheim, a Venezia, si illumina al pensiero di una delle prelibatezze primaverili dell’isola di Sant’Erasmo: i carciofi. I suoi occhi vanno al grande dipinto di Tancredi, l’artista nato a Belluno ma veneziano di formazione tanto caro alla nonna, che copre la parete dello studio, e le sfugge un “è bellissimo”. In una foto degli anni ’60, incroci del caso, Peggy è seduta su una poltrona a Palazzo Venier dei Leoni, sul Canal Grande, con alle spalle l’opera, in braccio i suoi amati cani. Venezia-Guggenheim: un binomio a cui Karole Vail sa che non può e non vuole sottrarsi.

Peggy ha vissuto qui per 30 anni – ricorda – e la sua impronta è veramente presente. E’ stata lei a scegliere di rimanere e ad aprire alla città la sua collezione in modo molto generoso“. La nipote quasi un anno fa è tornata in laguna, dove era stata durante l’infanzia, chiamata a “governare” la Collezione, secondo direttore dalla sua fondazione dopo la guida per 37 anni di Philip Rylands. Forse non ha migliorato il suo accento veneziano come si riprometteva al suo arrivo, ma certo ne ha riassorbito lo spirito. Sono stati mesi in cui ha continuato la strada della tessitura dei rapporti con le altre istituzioni lagunari, ha assaporato il gusto di vedere la Collezione inanellare oltre 427 mila visitatori.

Già direttrice della sezione italiana della Fondazione, Karole è entrata nello dello staff curatoriale del Guggenheim dal 1997, dopo aver compiuto gli studi nel Regno Unito, conseguendo il Bachelor of Arts presso la Durham University e il Diploma di Storia dell’arte presso la New Academy for Art Studies di Londra. La mostra più recente da lei curata per il Guggenheim di New York è stata la retrospettiva Moholy-Nagy: Future Present (2016) mentre attualmente sta collaborando all’organizzazione della retrospettiva Alberto Giacometti, in programma al Guggenheim, sempre New York, per il 2018.

La Collezione Peggy Guggenheim non è solo un museo per turisti, ma è un museo per la città. Ormai da tradizione, a novembre, abbiamo istituito la Settimana dei veneziani, in concomitanza con la Festa della Madonna della Salute, durante la quale tutti i residenti della città e provincia hanno diritto all’ingresso gratuito. Inoltre, diversi appuntamenti legati ai Public Programs che sviluppiamo intorno alle mostre temporanee sono gratuiti e aperti al pubblico, specialmente cittadino, come ad esempio le conferenze che organizziamo fuori museo. La Collezione Peggy Guggenheim, come si sa, è una casa museo, e in quanto tale vuole essere inclusiva, e non esclusiva.

Quale sarà la sua prima mostra?
«Le prossime esposizioni sono già programmate, ma ho già alcune idee per le successive che si concentreranno su artisti del primo Novecento, che già fanno parte della collezione». Che sensazioni dovrebbe provare il visitatore? «Tante sensazioni diverse! Un senso di meraviglia, passione, felicità, e fascino, in un posto unico dove vedere, ammirare e imparare di più sull’arte e dove poter anche vivere un momento di tranquillità in giardino».

Guidare un museo a Venezia non sembra però facile. «Tutti i musei sono sempre preziosi e speciali. Venezia? Può aiutare. Mia nonna Peggy la visitò quando era una giovane donna con il suo primo marito Laurence Vail, mio nonno, e promise di tornarci. Proprio grazie a Venezia, insomma, possiamo ancora essere parte di quel suo sogno».


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