Trizio Consulting

Massimo De Rosa. Intervista: la gestione Covid in Lombardia

Massimo De Rosa. Intervista: la gestione Covid in Lombardia
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Abbiamo intervistato Massimo De Rosa, consigliere regionale della Lombardia. Molti argomenti toccati tra cui il Covid, il Governo centrale e gli aiuti alle imprese.

Hai proposto un riassetto completo dell’assessorato lombardo alla sanità. Come Movimento 5 stelle cosa avreste fatto se aveste avuto voi l’assessorato?

Non vogliamo dare colpe solo all’assessore: l’intero assessorato non ha funzionato. Non sono state date delle priorità, non ha funzionato il tracciamento. Noi avremmo dato vita ad un vero tracciamento, all’isolamento di chi veniva trovato positivo e a una campagna capillare di tamponi molecolari e rapidi.

In Regione Lombardia non si è fatto nessun controllo sulle persone che transitavano o arrivavano da altri paesi: non si ha nemmeno la certezza del tracciamento delle persone provenienti dall’Inghilterra dopo la scoperta della nuova variante virale.

Ci si è rifiutati politicamente di fare una campagna di test rapidi: ci si è affidati solo alle strutture ospedaliere e ai tamponi molecolari. Non è sbagliato: lo è affidarsi esclusivamente a loro.

Il sistema è collassato e il pubblico non è stato capace di gestire l’emergenza. O meglio lo è stato ma grazie al grande sacrificio di molti operatori del settore, mentre il privato che doveva rappresentare l’eccellenza è rimasto a guardare.

Il privato in Lombardia fa ciò che gli conviene economicamente mentre il pubblico si sobbarca tutto il resto.

Il modello privato, quello caratteristico del modello lombardo della sanità, ha dato prova di grave difficoltà nel corso dell’emergenza Covid. Tu parli però di un nuovo modello per la sanità in generale: come sarebbe strutturato?

Al centro della sanità deve esserci sempre il pubblico: il privato può partecipare con dei servizi in caso voglia farlo. Ma deve essere un privato che non vive con le risorse provenienti dal settore pubblico o sottraendole alle strutture pubbliche. La legge 23 sostenuta da Roberto Maroni si è rivelata un disastro per la sanità pubblica in Lombardia.

Si è centralizzato tutto negli ospedali e le diverse ASST non lavorano coordinandosi: quindi non esiste una programmazione a livello regionale. Tutto è stato lasciato nelle mani del mercato che avrebbe dovuto indicare come stabilire le priorità.

Chiediamo quindi che venga costituita un’unica ATS che gestisca la programmazione a livello regionale, che dia le priorità e gestisca gli acquisti attraverso i mezzi informatici in modo tale da poter contare su aggiornamenti in tempo reale di ciò che si fa.

Bisogna centralizzare il sistema e poi lasciare alle ASST la medicina territoriale. Abbiamo la centralizzazione della cura nell’ospedale ma non il presidio del territorio che avrebbe consentito una corretta gestione dell’emergenza Covid.

La Regione Lombardia ha approvato l’esenzione dall’Irap per i primi tre anni di attività per chi apre un negozio: hai criticato la proposta. Cosa non ti convince?

Siamo stati critici su ogni aiuto, non perché sia sbagliato aiutare la popolazione date le difficoltà riscontrate dalle diverse categorie, ma gli interventi non devono divenire propaganda per la Regione Lombardia. Sono arrivati gli aiuti dallo Stato che ha fatto un enorme sforzo per mantenere il sistema economico lombardo e italiano e questi aiuti sono sempre stati oggetti di critica e polemica. Molte denunce in tal senso si sono rivelate poi false.

Le iniziative devono essere portate avanti in modo collaborativo riconoscendo che tutti tra Stato, Regioni e comuni hanno fatto la propria parte.

Non era una critica rispetto alla proposta in sé quanto nei confronti dell’atteggiamento…

Esatto, rispetto a un atteggiamento che è sempre stato di scontro e di propaganda politica.

Dici che la Lega gioca sull’emergenza per dei like. Che cosa intendi dire con questo?

È evidente, in Regione Lombardia, il comportamento – spiega Massimo De Rosa – del presidente Fontana e della squadra leghista: se il Governo diceva A, la Regione diceva B. Le decisioni prese a Roma in merito alle regioni erano prese in un tavolo di trattative dove vi erano anche le Regioni. Queste erano a conoscenza e concorrevano allo stabilire delle ordinanze: non si può poi asserire il contrario una volta tornati sul territorio.

Non solo è politicamente scorretto, ma ancor di più in un contesto di emergenza è basilare dare delle notizie chiare e lineari senza dare spazio a falsità e malcontento. Non si deve alimentare la tensione sociale solo per ottenere consenso. Erano gli stessi che questa estate dicevano che non vi era emergenza.

La politica, a volte, dovrebbe essere messa da parte e bisognerebbe cercare di lavorare insieme per fare il bene della collettività.

 In Regione Lombardia sono state aperte diverse indagini sui camici, sui tamponi, sugli acquisti fatti da Aria, centrale acquisti regionale che non sono stati all’altezza della situazione. Davanti a quello che è successo nel corso della prima e nella seconda ondata, se non si è più credibili è meglio rimanere in silenzio piuttosto che intervenire sulle decisioni del Governo e delle altre Regioni in modo sempre polemico.

Ti ritieni soddisfatto, in questi due anni, delle politiche ambientali del Governo centrale o si poteva fare di più?

Sono soddisfatto dal punto di vista comunicativo perché sono state rese centrali delle problematiche prima tenute ai margini come la lotta agli sprechi, alla plastica, alle trivellazioni, la tutela degli animali. Il ministro Costa ha portato alla ribalta molti temi. Su tante cose – precisa Massimo De Rosa – però si poteva fare di più: molti campi in cui si poteva intervenire pur riconoscendo una volta al Governo che vi è un sistema organizzativo di approvazione che frena il cambiamento.

Al momento stiamo lavorando con il Ministero alla gestione dei fanghi di depurazione che spesso vengono gettati nei campi e sulle trivellazioni: ci rendiamo conto che per raggiungere gli obiettivi prefissati c’è prima da passare per delle tappe intermedie che non devono essere considerate come sconfitte.

Immagina di inviare un telegramma a Fontana, cosa gli diresti?

Le parole chiave sarebbero coinvolgimento, collaborazione e serietà. Noi vogliamo coinvolgimento come opposizione, essere ascoltati perché le critiche fanno migliorare. Vogliamo coinvolgimento, informazioni sulle decisioni. Serve unità per dare risposte ai cittadini. Vogliamo serietà nel lavoro per dare delle risposte alla popolazione, dare delle linee che noi per primi dobbiamo seguire.

Alice Salvatore

Alice Salvatore

Dopo un'intensa esperienza in politica, metto al servizio del pubblico le competenze maturate per fare vera informazione. Scopriamo insieme che cosa pensano politici e personalità pubbliche. Verba volant, Scripta Manent!