Trizio Consulting

Ignazio Corrao. Intervista: il governo e Italia Viva

Ignazio Corrao. Intervista: il governo e Italia Viva
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Intervista all’europarlamentare Ignazio Corrao, ex Movimento 5 Stelle, membro del gruppo dei Verdi

Abbiamo intervistato Ignazio Corrao, europarlamentare del Gruppo dei Verdi in Europa, membro di molte importanti commissioni al Parlamento Europeo: diritti umani, sviluppo economico, rapporti con i paesi extra UE e ambiente. Inizialmente Corrao fu eletto nella circoscrizione dell’Italia insulare con il M5S.

Per quale motivo è uscito dal Movimento 5 Stelle?

“Ho fatto una specie di libro quando sono uscito dal M5S, ma sintetizzando al massimo, è perché siamo arrivati ad un punto che, dopo tanti mesi di battaglie interne per mantenere il Movimento su determinate posizioni, non c’era alcuna disponibilità dall’altra parte di sedersi al tavolo e di discutere democraticamente come avviene in tutti i Partiti del mondo occidentale, o per lo meno del mondo democratico.

Una situazione in cui da troppo tempo le decisioni importanti vengono prese da un gruppetto di persone senza nessun tipo di confronto e di coinvolgimento, facendo diventare impossibile la prosecuzione; anche perché non è che siamo stati sorteggiati dall’elenco telefonico, non siamo finiti nelle istituzioni grazie a questo gruppetto di persone, ma abbiamo fatto tutti un percorso condiviso e a un certo punto dovevamo fare un passo avanti tutti insieme.

Tutto ciò non si è voluto fare perché chi è arrivato in certe posizioni ha solo cercato di difenderle. Potrei citare tantissimi esempi in mesi di lotte interne che hanno portato a questo. Fosse stato per me – ha continuato Ignazio Corrao – avrei portato avanti le battaglie di rivoluzione culturale, di coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni, di difesa senza mezzi termini dell’ambiente, del futuro delle prossime generazioni, insomma di tutte quelle cose per cui ci siamo sempre battuti. Ma, ad un certo punto qualcuno ha deciso di cambiare strada”.

Parlando dei vaccini per il Covid, ci sono dei problemi per le forniture in Europa. C’è stato forse qualche errore? L’Europa ha sottovalutato qualcosa?

“Stiamo parlando di una situazione in divenire, perché quando parliamo degli accordi fra la Commissione Europea e le case farmaceutiche, non sono pienamente conoscibili, perché sono tutti segretati. In merito, c’è stata proprio una polemica per la “Reading Room” fra i parlamentari europei; soltanto a noi parlamentari era concesso visionare questi contratti ma con tutti gli omissis, per quarantacinque minuti nella sala di lettura della Commissione, senza telefoni e senza poter prendere degli appunti scritti.

Quindi, in realtà, molti dettagli di questi accordi fra la Commissione Europea e le case farmaceutiche ci sfuggono. Sappiamo – ha raccontato Ignazio Corrao – che c’era un accordo per un certo quantitativo, ma dalle case farmaceutiche è stato ridotto e in questo momento c’è una negoziazione in corso per cercare di alzare il numero di fornitura.

E’ chiaro che quando si parla di vaccini e quando parliamo di fornitura, parliamo di aziende private che sono state sicuramente sovvenzionate dal pubblico, in quanto la ricerca è stata pagata dalle istituzioni europee stesse, ma su cui entrano in una fase delicata come questa anche interessi nazionali extraeuropei. E’ chiaro che nel caso di Pfizer o AstraZeneca ci sono più dubbi che portano a richieste di fornitura più alta che sono arrivate da Stati extraeuropei e che possono aver inciso su quella che è una differenza numerica di fornitura. E’ chiaro che è una situazione che si deve risolvere”.

C’è poca trasparenza persino nei confronti dei parlamentari europei e ci sono ingerenze di Paesi extraeuropei…

“In primis di Stati Uniti e Regno Unito nel caso di specie”.

Che cosa ne pensa dell’attuale situazione di governo in Italia, di quello che sta succedendo?

“La questione – ha commentato Ignazio Corrao – e la situazione strana che si è venuta a creare nella maggioranza che sostiene il Governo ormai dimissionario, il Conte Bis, è che l’andare avanti è stato messo al di sopra dei temi. Questa è una degli errori contro cui mi sono battuto all’interno del Movimento 5 Stelle.

All’inizio della legislatura, ai tempi del primo Governo Conte con la Lega, nonostante l’imbarazzo di essere al Governo con il Partito di Salvini, c’era una forte spinta del risultato elettorale da parte del Movimento 5 Stelle che ha portato nel 2018 a raggiungere determinati obiettivi di programma, come “Quota 100”, il “Reddito di Cittadinanza”, – spiega Ignazio Corrao – ma anche l’intervento sull’ “Anticorruzione”, il “Decreto Dignità”, cioè degli interventi legislativi importanti basati sui temi su cui si era fatta campagna elettorale. Tutto ciò, nonostante i problemi sul tema dell’immigrazione, sulla difesa di determinate multinazionali, di certi grossi interessi che portava avanti la Lega all’interno della maggioranza.

Quando invece si è fatto il Conte Bis, quindi il Governo col Partito Democratico, i temi sono stati praticamente sostituiti da vaghi termini come “europeismo”, “progressismo”, “stabilità”, e il punto è come fai a realizzarli? Il Conte Due si è stabilizzato con la pandemia, perché se non ci fosse stato questo tragico evento un anno fa, si sarebbe giunti in breve a un punto di rottura che probabilmente è stato rinviato di un anno. La maggioranza era già molto in difficoltà, perché di fatto non c’era e non c’è nessun tipo di programmaticità fra le diverse forze che la formano. Ma, che Renzi stesse lì a fare i capricci e ad alzare il tiro era chiaro già l’anno scorso.

In questo momento il voto mi sembra una ipotesi assolutamente remota per una miriade di motivi che vanno dalla elezione del Presidente della Repubblica, alla riduzione del numero dei Parlamentari che è una sorta di assicurazione sulla vita della legislatura. Ora le due ipotesi più probabili in campo sono, o un rimpasto di Governo che dà più forza ad “Italia Viva”, cioè un nuovo esecutivo sempre con Conte premier, ma con la componente renziana rafforzata sia sui nomi che sui temi, dunque che riesce ad imporsi e a dettare l’agenda come tentava di fare già l’anno scorso; oppure, un Governo con un nuovo premier dove avviene sostanzialmente la stessa cosa.

Tutto dettato da una scarsa capacità negoziale e dall’assente volontà di rischiare e di portare avanti dei temi da parte dei due Partiti principali, ossia il Movimento Cinque Stelle – continua Ignazio Corrao – e il Partito Democratico che, in caso di elezioni oggi o a scadenza naturale, subirebbero, secondo me, in caso di Conte premier, l’esistenza di una lista di Conte, perché se si va al voto l’attuale Presidente del Consiglio toglierebbe i voti al Pd e al M5S. Questa è la realtà, sempre se il M5S continuerà a chiamarsi così, perché il Partito di oggi non ha, secondo me, nulla a che vedere con quello che si è presentato alle elezioni nel 2018”.

Quindi, la previsione è un possibile potenziamento di “Italia Viva”?

“L’alternativa ad “Italia Viva” è solo “Forza Italia” con Renzi e i “renziani” che potrebbero essere sostituiti da Berlusconi e dai “berlusconiani” o comunque sia da qualcuno che esce da quell’area politica.

Se noi pensiamo – spiega Ignazio Corrao – che questa sia la situazione per risolvere i problemi degli Italiani va bene, altrimenti, non abbiamo un Che Guevara, o dei partiti che mettano in campo idee rivoluzionarie su come risolvere i problemi degli Italiani. L’alternativa, è togliere delle persone che hanno una determinata attitudine per sostituirle con persone che hanno sostanzialmente la stessa attitudine se non peggiore”.

Parliamo di energie rinnovabili: in Germania è stata superata recentemente la soglia di copertura del fabbisogno nazionale del 50%, questo è possibile ottenerlo anche in Italia?

“Assolutamente si, diciamo che noi avremmo di base delle condizioni naturali e geografiche ideali per lo sviluppo delle rinnovabili. Non mi sento di dire che, a tal proposito, in Italia non sia stato fatto niente, in quanto nel nostro Paese sono stati portati avanti buoni investimenti, c’è un percorso in atto, non si è ancora a livello della Germania o di leadership europea o globale sul tema, ma sarebbe auspicabile che, quando si parla di temi da trattare, questo sia un argomento su cui la politica dovrebbe avere un certo tipo di forza. Io vorrei vedere – precisa Ignazio Corrao – un Partito ambientalista che dice facciamo degli investimenti incredibili sull’efficientamento energetico, sulle comunità energetiche, sulla distribuzione fra i piccoli dell’energia – in modo da levare potere e dipendenza energetica da determinati colossi – e investiamo tanto sulle rinnovabili.

Magari non sarà sufficiente a coprire il fabbisogno, ma l’Italia è un Paese che può arrivare gradualmente ad una quota molto alta che può portare lentamente verso l’autosufficienza. Se dobbiamo spendere dei soldi per rilanciare un’economia che è disastrata dalla perdita di decine di migliaia di posti di lavoro, e di punti percentuali di Pil, facciamolo facendo delle cose che sono utili per il futuro, che vanno in una direzione di crescita reale, di ammodernamento e di indipendenza del Paese”.

C’è stato recentemente un vero e proprio cambiamento di rotta rispetto a questo tipo di politiche, anche rispetto alla possibilità di trivellare nel mare italiano. A cosa è dovuto questo cambio di programma?

“Questa – ha risposto l’europarlamentare dei Verdi – in realtà, è una situazione abbastanza confusa, perché c’era una moratoria che scadeva e che bisognava rinnovare, ma non è stato fatto in un decreto, comunque sia si dice che ci sono ancora i margini per rinnovare la moratoria in un prossimo decreto, quindi si puo tra virgolette mettere una pezza.

Mettiamola così, – spiega Ignazio Corrao – o per lo meno, le persone vicine al Ministero dell’Ambiente sostengono questa tesi e io mi sento in questo momento di credergli. Ovviamente monitorando che le cose vadano realmente così e dunque si evitino i danni ambientali che comunque sia ne conseguono; ma, in realtà, il problema è più ampio, perché se noi non trivelliamo, ma lo fanno ad esempio in Croazia, dall’altra parte del nostro mare, alla fine l’inquinamento è lo stesso.

Quindi, anche in questo caso bisogna ragionare su livelli europei e globali, perché quando parliamo di sfruttamento delle risorse marittime, di emissioni, di clima, quando stiamo parlando di accordi o di azioni politiche, affinché producano un risultato effettivo, è necessario che siano fatte su larga scala, perché è chiaro che se un solo Paese, o solo due o tre Paesi, mettono in atto delle buone pratiche, si potrà migliorare qualcosa, ma non si otterrà nessun risultato considerevole.

E’ un tema pertanto sul quale è importante che l’Italia mantenga la parola e agisca, ma su cui il nostro Paese deve essere bravo a fare cartello con gli altri partner europei per imporre un determinato tipo di modello che non valga solo per alcuni, ma per tutti”.

Ha presentato una risoluzione su Alexei Navalny, qual è adesso la situazione e cosa farà l’Europa davanti all’indifferenza della Russia?

“Abbiamo visto immagini da Mosca di numerosi arresti per le proteste dei suoi sostenitori. Il fatto è che la Russia è un grande Paese, ed è importante avere rapporti con un grande Paese per mille motivi, perché geograficamente Mosca appartiene all’Europa, è un Paese che ha una importanza fondamentale nello scacchiere globale, culturalmente c’è una storia affine, mettiamola così ci sono mille motivi per cercare di trovare dei punti di collegamento che negli ultimi anni si sono un po’ persi, e, dunque, c’è da svolgere un lavoro molto delicato da parte delle diplomazie dell’Unione Europea, ma anche dei singoli Stati membri, perché arrivare a un meccanismo di rottura, sia dal punto di vista politico che dal punto di vista economico, non è conveniente – conclude Ignazio Corrao – né per noi, né per loro, né per le nostre imprese, né per nessuno; pertanto bisognerebbe cercare tra virgolette di trovare il modo di accompagnare la Russia verso standard di democrazia, rispetto alle libertà fondamentali, migliori di quelli che ha oggi e che francamente sono inaccettabili”.

Che cosa ne pensa invece del potere dei social network che sempre più scelgono di oscurare a piacimento le pagine dei naviganti?

“Questo è secondo me un grandissimo tema. Noi abbiamo visto con la vicenda di Trump, così come con altre vicende, come in questo momento storico, i consigli di amministrazione dei grandi giganti del web, dei grandi social network, sono in realtà posti in una posizione superiore allo Stato di Diritto.

Con questo che cosa voglio dire? Il raggiungimento di determinate libertà fondamentali, di determinate garanzie costituzionali, è avvenuto nel corso di un processo storico molto combattuto, cioè il fatto che una cosa possa essere censurata o meno, che alcune cose si possano dire e altre non si possano dire, o che vadano tenute o che vadano rimosse, o che possano essere perseguibili dalla legge in quanto nocive della libertà di altri, sono tutti processi che sono regolati dal diritto, cioè se tu lo fai attraverso un giornale, se tu lo fai attraverso la televisione, o se tu lo fai attraverso la pubblica piazza, ci sono delle leggi che regolano questo tipo di comportamenti.

Pertanto, la grande domanda che bisogna porsi è: possono essere dei consigli di amministrazione o dei dipendenti a livello locale a decidere tutto ciò? Molti pensano che siccome sono delle società private possono fare quello che vogliono, ma non è proprio così, in quanto le società private all’interno di determinati Stati devono rispettare le leggi di quello Stato. Dunque, il problema oggi è questo: si riuscirà a regolamentare i social network in modo tale che la censura o l’oscuramento di una pagina sia deciso da un organo indipendente, da un giudice, da una authority, da un meccanismo in cui siano rispettati i principi democratici, attraverso cui la persona a cui viene violato il diritto di poter parlare attraverso le proprie pagine ha diritto a potersi appellare per via legale?

Questo è il grande tema. Se oggi, ad esempio, Trump dice delle cose che non vanno bene, e su cui possiamo essere anche d’accordo, e viene oscurato, molti pensano che siccome a loro Trump non piace, stava comunque sia a creare dei disordini, hanno fatto bene ad oscurargli la pagina….nel merito possiamo anche essere d’accordo, ma che succede se domani i social network decidono di rimuovere tutte le pagine perché vogliono fargli pagare le tasse o perché portano avanti delle battaglie che a loro non piacciono? Quale meccanismo democratico ci garantisce che loro non possono farlo? Perché ormai non si può ragionare dicendo che siccome sono privati, sulle loro piattaforme fanno quello che vogliono, in quanto Facebook ad esempio ha la funzione di una identità digitale e, perciò, ormai è qualcosa che ha a che fare con la sfera pubblica.

Peraltro, ricordo a chi pensa che il privato possa fare quello che vuole che il pubblico può tranquillamente oscurarli questi social network, cosa che avviene in alcuni Stati del mondo, quindi non è che funziona proprio così, cioè che i social decidono che tu sei simpatico o antipatico e possono fare quello che vogliono, perché vorrebe dire che lo Stato e le sue leggi vengono messe sotto quelle che sono le decisioni di un consiglio di amministrazione privato, cosa che a me, persona che ha studiato il diritto, mi sembra francamente inaccettabile”.

In conclusione, immagini di inviare un telegramma al Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen, cosa le direbbe?

“Le direi di emanciparsi un po’ dalla Germania, da Berlino, da cui dipende ancora troppo, e di agire con più coraggio, con più determinazione, a nome di tutti i cittadini europei che rappresenta, perché quello è il suo ruolo”.

Alice Salvatore

Alice Salvatore

Dopo un'intensa esperienza in politica, metto al servizio del pubblico le competenze maturate per fare vera informazione. Scopriamo insieme che cosa pensano politici e personalità pubbliche. Verba volant, Scripta Manent!