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Airbnb, paura covid: feste vietate nelle case in affitto

Airbnb, paura covid: feste vietate nelle case in affitto
ilBuonsenso

Airbnb ha vietato le feste in casa come parte dei suoi sforzi per rispettare i limiti alle riunioni sulla scia della pandemia di coronavirus. «Oggi – si legge nel comunicato – annunciamo il divieto globale di tutte le feste e gli eventi negli annunci di Airbnb, incluso un limite di occupazione a 16. Questo divieto di festa si applica a tutte le prenotazioni future su Airbnb e rimarrà in vigore a tempo indeterminato fino a nuovo avviso». 

I party non autorizzati, in realtà sono sempre stati vietati negli annunci di Airbnb: «Storicamente abbiamo consentito agli host di essere responsabili e di autorizzare piccole feste, come baby shower o feste di compleanno, se sono appropriate per la loro casa e il loro quartiere. L’anno scorso, abbiamo iniziato a imporre limiti molto più rigidi, a partire dal divieto globale di “house party”,abbiamo anche lanciato un numero di assistenza di quartiere 24 ore su 24, 7 giorni su 7 negli Stati Uniti e in Canada, con piani di espansione globale, per comunicare direttamente con i vicini e aiutarci a far rispettare efficacemente il divieto del party house. Ciò ha integrato le nuove iniziative per fermare le feste non autorizzate, come la revisione manuale delle prenotazioni ad alto rischio, nonché le restrizioni per consentire agli ospiti di età inferiore ai 25 anni senza una cronologia di recensioni positive di prenotare interi elenchi di case a livello locale».

La domanda che segue sorge spontanea: chi controlla? Teoricamente nessuno è in grado di farlo se non il padrone di casa stesso, che magari potrà appellarsi alla nuova policy in caso di feste illegittime e magari chiedere eventuali danni agli occupanti (sanificazione dei locali?).

Nel frattempo l’ormai ex startup ha sorpreso tutti e annunciato il debutto sul mercato azionario entro la fine dell’anno, pare che in via confidenziale – non poi così tanto – abbia infatti presentato i documenti necessari alla Sec per l’IPO (Initial Public Offering). L’ultima valutazione societaria risale allo scorso aprile e parla di $18 miliardi (secondo un’altra valutazione privata vale invece $31 Mld), ovvero la metà rispetto al 2017; il passo verso Wall Street era attesissimo, adesso sembrerebbe quasi azzardato. Vedremo se in questo momento d’incertezza avranno ragione i tre fondatori Brian Chesky, Joe Gebbia e Nathan Blecharczyk.