Trizio Consulting

Sansa attacca Paolo Emilio Signorini

Sansa attacca Paolo Emilio Signorini
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Ferruccio Sansa attacca la scelta di Paolo Emilio Signorini alla guida del porto di Genova. Ecco il suo post Facebook integrale

Paolo Emilio Signorini resta a guidare il porto di Genova. La Regione e, ahimé, il Governo lo hanno confermato per una poltrona che vale quasi quanto un ministero. Un incarico decisivo per l’economia nazionale, non soltanto quella ligure, visto che il nostro porto da solo vale punti di pil e ventimila posti di lavoro. Ma anche miliardi di opere pubbliche da realizzare in porto o per il porto. Senza contare il ruolo chiave nelle concessioni delle aree portuali.

Per il sistema di potere di Giovanni Toti è un colpo straordinario. Uno dei suoi fedelissimi resta al suo posto. Il totismo mette così radici ancora più profonde in Liguria e si prepara per sopravvivere perfino senza Toti.

Signorini è solo un tassello, forse il più importante. Il resto ormai tocca tutti i gangli del potere ligure. Una rete perfettamente fotografata – ne ha scritto Il Fatto Quotidiano – dal sistema consolidato di finanziatori di Toti: petrolieri, imprenditori portuali, soggetti della sanità privata, signori del cemento, delle autostrade e della grande distribuzione. Senza contare ampie fette dell’informazione regionale – caratterizzata da situazioni di monopolio sia nella stampa che nella televisione – ampiamente finanziata dalla Regione e certo non ostile a chi comanda.

Paolo Emilio Signorini

I poteri forti ormai controllano la nostra regione e influenzano l’azione di governo del centrodestra. Toti ha in mano il potere economico o forse, chissà che non sia perfino più allarmante, un certo potere economico ha in mano Toti. Li unisce il potere, grigio, senza nemmeno un colore politico. Restano esclusi i cittadini comuni, quelli che avrebbero bisogno di una sanità pubblica; rimangono fuori gli imprenditori – soprattutto portuali – che non si sono voluti schierare con il Sovrano. Per non parlare della piccola e media impresa, dei commercianti, che in questa battaglia di giganti contano come il due di picche.

Resta Signorini, vince Toti, perdiamo tutti noi.

Per capire chi sia Signorini, riporto qui sotto un articolo che ho scritto nel 2016 alla vigilia della sua prima nomina alla guida dell’Autorità Portuale genovese.

di Ferruccio Sansa | 21 LUGLIO 2016 IL FATTO QUOTIDIANO

Paolo Emilio Signorini, l’uomo di fiducia di Ercole Incalza in pole position per diventare presidente del Porto di Genova. Uno dei punti chiave dell’economia ligure e italiana con quasi ventimila posti di lavoro contando l’indotto.

Il candidato ufficiale dovrebbe essere Sandro Biasotti (ex governatore, uomo forte di Forza Italia in Liguria, nonché indagato per Rimborsopoli). Ma alla fine potrebbe spuntarla Signorini.

È soprattutto un ruolo che apre le porte alle grandi infrastrutture. A cominciare dal Terzo Valico ferroviario tra Liguria e Lombardia. Quella linea da 60 chilometri per 6,2 miliardi voluta da centrosinistra e centrodestra, dalle banche, dai signori delle infrastrutture. E oggi si scopre anche dalla ’ndrangheta. La chiave di volta per la grande opera è proprio il porto di Genova. Perché il Terzo Valico deve essere realizzato principalmente per lo scalo ligure. Ecco quindi che gli sponsor dell’opera hanno bisogno di un uomo di fiducia a Palazzo San Giorgio, sede dell’Autorità. La Regione deve indicare un nome al Governo. Ed ecco spuntare Signorini, ritenuto da molti il delfino di Ercole Incalza, il signore delle grandi opere pubbliche travolto dalle inchieste.

Non solo. Tornano alla mente episodi di cronaca che, secondo uno degli operatori portuali più noti, “lo rendono quantomeno unfit”, cioè inadatto, a ricoprire un ruolo tanto importante. Signorini negli anni prima degli uragani giudiziari e del repulisti tentato dal ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio occupava le due poltrone più importanti del dicastero delle Infrastrutture.

Ma soprattutto dalle carte giudiziarie delle inchieste – in particolare quella del Mose – emerge che nel luglio 2011 l’altissimo dirigente pubblico si era fatto pagare le vacanze in Toscana da Giovanni Mazzacurati, patron del Mose. Proprio una delle grandi opere nelle mani del Governo.

Diceva Signorini – che non era indagato – al telefono con Mazzacurati: “Ingegnere sono Signorini… volevo soltanto dire che siamo arrivati, e tutto benissimo, la volevo ringraziare”. E Mazzacurati: “Ha trovato tutto, sì?”. Ancora Signorini: “Tutto perfetto, abbiamo già fatto mezza giornata di mare”. Quel soggiorno — secondo il gip Alberto Scaramuzza — era un “presente”, che Mazzacurati aveva concesso a Signorini, mettendolo sul conto del Consorzio Venezia Nuova. Alla segretaria del Consorzio che chiedeva informazioni, Mazzacurati spiegava: “È sempre stato un amico”.

Altre intercettazioni dimostrano quanto stretto fosse il legame tra Signorini e Incalza. Maurizio Lupi si rivolgeva proprio a Incalza – all’epoca senza incarichi pubblici – per chiedergli di far presente a Signorini che nella lista delle opere trasmesse al Cipe non era indicata la strada statale 106. Lo stesso Incalza riceveva una telefonata di Antonio Bargone – ex sottosegretario ai Lavori Pubblici, poi dalemiano doc, quindi planato ai vertici dell’autostrada Livorno-Civitavecchia che minaccia la Maremma – che protesta perché il suo delfino Signorini “non è sollecito nel rispondere alle sue richieste”. Ecco, questo Signorini. Che era sparito dal ministero e sembrava avviato al tramonto. Che era diventato – suscitando lo stupore di molti – segretario generale della Regione Liguria. Il perché si capisce forse oggi: se arrivasse alla poltrona dell’Autorità Portuale tanti amici del Terzo Valico potrebbero brindare. E forse anche l’eterno Incalza.