Il nome di Paolo Fabiano Pagliuso rimane sempre nel cuore di tutti i tifosi del Cosenza Calcio. Storico presidente alla guida della squadra, ha visto passare giovani promesse e grandi talenti, e ora, in brevi domande e risposte, ci regala alcuni pareri sullo sport più bello del mondo, visto dagli occhi di un grande ed amatissimo presidente.

Dott. Pagliuso, Lei ha una carriera florida nel settore dell’imprenditoria, ci vuole dire di cosa sia occupato? 

La mia azienda si occupa da sempre di arredamenti per alberghi/bar/ristoranti. Siamo agenti della Zanussi per le apparecchiature da cucina e agenti Afa per tutti gli arredi. In Calabria chi apre un bar, un ristorante o un albergo viene da noi, iniziamo dal progetto e consegniamo l’opera chiavi in mano.

Come è arrivato alla Presidenza del Cosenza Calcio, come sono stati i primi anni alla gestione della squadra?

Alla Presidenza del Cosenza in realtà ci arrivai nel 1994, ma già dal 1984 io ero il Vice Presidente Esecutivo del Club. Perciò la mia grande passione per il calcio e per la squadra della mia città mi portò a dedicarmi al Club.

Com’era Massimiliano Allegri come allenatore?

Massimiliano Allegri iniziò come allenatore proprio alla Spal Club di mia proprietà con Direttore Sportivo Roberto Ranzani. Aveva appena terminato un anno al Aglianese come allenatore in C 2, e puntammo subito su di lui quale nuovo allenatore della Spal. Allenatore giovane brillante. Di grande qualità, si vedeva subito che sarebbe arrivato in alto.

Come vede adesso il suo Cosenza?

Il Cosenza attuale è un Club che soffre nei bassifondi della Serie B. Non è più la mia gloriosa squadra, bensì, una squadra che lotta per salvarsi. 

Un calciatore che vorrebbe avere nella sua rosa e che potrebbe fare la differenza

Il calciatore che mi è rimasto di più nel cuore e che oggi farebbe la differenza sono due, Denis Bergamini tragicamente scomparso nel 1989 per cause ancora da definire, suicidio/omicidio, tragica storia di un campione che all’età di 27 anni ci ha lasciati, e Gigi Marulla bandiera rossoblu e nostro grande capitano! Attaccante fortissimo e compianto perché ci ha lasciati per passare a miglior vita già da anni.

In un’intervista, analizzando l’evoluzione dei calcio negli ultimi 20 anni ha detto che c’è “meno poesia e più economia”.  Anche per il Cosenza è così?

Il calcio è cambiato molto. Ai miei tempi c’era molto attaccamento e amore per la squadra mentre oggi si opera solo per business e per interessi. Non c’è più sentimento per la maglia e per i colori della squadra. E’ un calcio materiale e industriale. Non è più il mio calcio.

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