Trizio Consulting

Edoardo Rixi. Trasporti e imprese: per uscire dalla crisi Covid serve programmazione

Edoardo Rixi. Trasporti e imprese: per uscire dalla crisi Covid serve programmazione
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Edoardo Rixi, eletto alla Camera dei Deputati con la Lega, membro della Commissione Infrastrutture e Trasporti e già Viceministro ai Trasporti nel governo Conte I, ci parla di aeroporti e sappiamo bene che l’aeroporto di Genova ora ha un ruolo piuttosto marginale.

Quale potrebbe essere un’iniziativa da parte del governo per riuscire a portare di nuovo l’aeroporto di Genova ad avere un ruolo centrale in Italia?

Gli aeroporti in questo momento, vista l’emergenza Covid, hanno un problema strutturale in tutto il paese. E uno dei temi che viene affrontato con la manovra di bilancio di fine anno è la necessità, manifestata da Asso Aeroporti, di avere un fondo di circa 1 miliardo di Euro, perché tutto il sistema aeroportuale sta fallendo, sia Malpensa che Fiumicino.

Quindi gli aeroporti più piccoli come il Cristoforo Colombo hanno una grande difficoltà. In questi giorni sono praticamente azzerati i voli di collegamento con la capitale. Per pensare un rilancio del sistema aeroportuale si deve partire dall’affrontare la situazione d’emergenza. Se facciamo fallire le aziende poi sarà difficile, quando finirà l’ondata Covid, recuperare i flussi turistici che utilizzano l’aereo come vettore per raggiungere il nostro Paese.

Diciamo che adesso c’è un problema determinato proprio dalla crisi del Covid?

Assolutamente sì, altri paesi si stanno già muovendo: la Francia e la Germania hanno investito diversi miliardi di euro sul loro sistema aeroportuale e sulle compagnie aeree. L’Italia non lo sta facendo al momento. Questo colpisce soprattutto gli aeroporti più piccoli.

Perché, mentre Malpensa, Linate e Fiumicino hanno comunque facilità a ottenere finanziamenti bancari, perché sono grandi Società. Aeroporti più piccoli come quelli di Genova, Ravenna e la stessa Verona, o Venezia, rischiano di andare in crisi sistemica.

Il problema è avere convenienza per scali a livello internazionale che possano consentire di fare charter, ad esempio su Genova, e avere anche un ricambio turistico importante nel settore crocieristico, in quello dei voli business, ma soprattutto turistici. Perché sul business si rischia un rallentamento, molte aziende hanno creato un sistema di videoconferenze che farà diminuire i voli business nei prossimi anni.

A proposito di turismo, le compagnie low cost hanno nella loro politica aziendale il fatto di privilegiare gli aeroporti con un collegamento via ferro. Che cosa aspetta il Sindaco di Genova avendo la stazione di Sestri Ponente vicinissima all’aeroporto?

Il problema è che c’è un piano di Ferrovie che prevede la realizzazione della nuova stazione ferroviaria agli Erzelli. Quindi, finché Ferrovie non farà l’operazione, è difficile fare un collegamento fisso. In realtà la cosa che può funzionare è un collegamento fisso funiviario, o con il people mover, o con qualcosa dal sistema ferroviario a quello aeroportuale, ma bisogna farlo con la realizzazione della nuova stazione.

Il problema in Italia è che bisogna allineare vari Enti e Ministeri. Bisogna che si mettano d’accordo Ferrovie, Comune, Autorità Portuale, Ministeri, quello dell’Ambiente oltre a quello delle Infrastrutture, e diventa complicato.

Ci vorrebbe un coordinamento.

Sì, in realtà c’è perché il decreto Genova lo prevede per il Commissario. Siccome il sedime portuale è all’interno del porto di Genova, possono essere utilizzati strumenti semplificati per farlo, il tema è: prima Ferrovie deve fare la nuova linea ferroviaria.

Una volta che ci sarà la nuova stazione, che sarà a qualche centinaio di metri, se non un chilometro più verso Genova rispetto all’attuale, si potrà fare un collegamento stabile. Si poteva anche scegliere di non fare questa modifica, però una volta che sceglie Ferrovie, è difficile ritornare indietro, perché nessuno ha l’autorità su Ferrovie.

Parlando di Covid, noi abbiamo visto che in Liguria sono state imposte le mascherine, il distanziamento, però c’erano gli autobus stracolmi. Come mai, perché è successo questo?

È un problema che si è verificato in Liguria e in particolare nella città di Genova, ma anche in altre grandi città. Il problema è molto semplice: il trasporto pubblico urbano si ristruttura con previsioni di 6-12 mesi: non è possibile riuscire a strutturarlo in tempi più brevi.

Il Governo ha deciso di consentire di riempire gli autobus all’80%, senza però aver allineato gli orari di apertura delle scuole con le linee presenti. Non c’è nessuno che controlla che all’interno dei mezzi vi siano il 50% o l’80%, o il 100% o il 110% della capienza, perché non è previsto nessun tipo di personale. Che non può mettere la Società: dovrebbero andarci i carabinieri.

Il problema si è verificato ovunque ed è stato contestato perché la programmazione da giugno alla riapertura delle scuole, doveva essere allineata con il trasporto pubblico locale. È andata meglio in provincia, perché in provincia si sono potuti utilizzare autobus aggiuntivi, gli autobus turistici che hanno problemi di circolazione nelle città. Infatti uno degli emendamenti che presto ci sarà è di consentire l’uso degli autobus turistici anche nelle città.

In effetti sappiamo che diverse compagnie turistiche hanno messo a disposizione i mezzi.

Esatto, però non erano adeguati: in realtà il problema ci sarebbe comunque perché è come per gli aeroporti. Il problema è la programmazione, cioè non si può dire da una settimana all’altra “apriamo e chiudiamo le scuole” o “una regione è arancione e una è gialla”.

Mentre il pasticcere o il bar puoi chiuderli, o aprirli, cambiare la frequenza degli autobus predispone una programmazione complicata per l’azienda, soprattutto nella grande città. In un paese piccolo è facile, in una città complessa è molto più difficile. È ancora più difficile in città come Roma, Torino e Milano, ma anche Genova, dove una parte va anche su linea ferroviaria. Oppure sul trasporto delle metropolitane, perché lì è proprio impossibile aumentare il numero di treni.

Negli orari di punta i treni sono già saturi, se apri gli istituti scolastici alle 8 del mattino e hai già le tratte sature, è ovvio che i treni saranno saturi al 100%, come prima, altrimenti vorrebbe dire che non hai parte degli studenti a scuola la mattina.

Una possibilità sarebbe di trovare il personale e gli strumenti per poter eventualmente verificare la capienza.

Sì, l’altro tema è quello di coordinare la domanda e l’offerta. L’offerta di trasporto è rigida per come è strutturata mentre la domanda può essere più flessibile. Allora bisogna dire, ad esempio: le scuole elementari iniziano alle ore x, la terza media ad un’altra ora etc.

In modo da scaglionare sull’intera giornata, cambiando anche gli orari, facendo che metà istituti aprono al mattino e l’altra al pomeriggio. A quel punto non avresti gli orari di punta. C’era chi ipotizzava di dire al governo che gli anziani in determinati orari non debbano prendere gli autobus, per evitare la promiscuità tra studente e la persona anziana, che ha più probabilità di contagiarsi.

Però son tutti temi di cui si è discusso a livello parlamentare ma di cui non si è mai arrivati ad avere una proposta fattiva e quindi di fatto si sono riaperte le scuole. Non c’è mai stato un tavolo ministeriale che ha messo insieme Trasporti, Ministero ed Enti Locali per trovare una soluzione condivisa.

Di questi tempi si sta parlando tanto di Amazon e di vendita online: può essere un aiuto o diventa un nemico per gli esercenti liguri?

In alcuni casi è un aiuto, nel senso che ci sono anche molti soggetti locali che si sono attivati per la consegna a domicilio o per creare siti per la consegna sulla parte della ristorazione. È evidente però chele grandi multinazionali come Amazon e Google fanno danno perché, avendo la loro sede a livello europeo in Irlanda dove si pagano molte meno tasse che in Italia, fatturano lì ma poi di fatto agiscono sul territorio nazionale. Quindi effettivamente pagano un 4-6% di imposta fiscale, mentre un esercizio fisico commerciale supera il 45%.

Questa nuova digital tax che va a tassare per l’appunto quanto viene fatturato e non il profitto, sarà di aiuto allo Stato italiano?

Bisogna vedere, perché al momento il dibattito è a livello europeo: a giugno la Commissione europea deciderà sostanzialmente se mettere una tassa a livello europeo per quanto riguarda il web. È evidente che il problema non sono solo Amazon e Google, ma banalmente anche Twitter o Facebook, che sembrano sostanzialmente gratis ma in realtà sono veicoli pubblicitari molto forti perché utilizzano i dati dei profili per, di fatto, venderli.

Questo è qualcosa che la legislazione europea richiede che sia gestito a livello europeo. A livello italiano si sta cercando di mettere dei paletti ma sarà molto difficile. Ho parlato con Gualtieri di queste cose e si sta aspettando giugno per la decisione europea, che temo non sarà così soddisfacente perché c’è una forte pressione soprattutto dagli Stati Uniti, che di fatto su questo sistema di business hanno costruito la loro visione commerciale.

Sono tutte aziende con base statunitense: è una questione geopolitica difficile e bisogna trovare gli strumenti perché la desertificazione dei centri urbani è un rischio oggettivo. Con il Covid ancora di più.

Tornando a Genova, c’è il nuovo mercato di Esselunga di Via Piave che sta aprendo. Questo può essere motivo di rilancio oppure metterà ulteriormente in crisi i negozianti di Albaro e della Foce?

Questo è molto difficile capirlo. Dovrebbe diventare un supermercato alimentare, anche se in realtà doveva essere una media struttura di vendita: bisognerà vedere, quando aprirà, quale sarà l’impatto commerciale sulla zona.

È evidente che noi a Genova abbiamo vissuto per anni in una situazione di monopolio, di oligopolio, con la Coop e due o tre altri brand che hanno tenuto i prezzi della grande distribuzione più alti rispetto ad altre realtà. Ad esempio nello spezzino si ha quasi un 10% di costo inferiore su alcuni prodotti. Non so però capire quali saranno i vantaggi e gli svantaggi con l’apertura in un periodo difficile come questo.

È evidente che bisognerà trovare un modo per riuscire a garantire la presenza dei negozi di vicinato. Questi temi sono stati affrontati anche con la Camera di Commercio di Genova, con alterne vicende. Quell’area era di proprietà di Esselunga, che fino ad oggi si era rifiutata di fare una media struttura di vendita perché riteneva che solo sotto una certa metratura sarebbe stato profittevole aprire. Essendo cambiata la proprietà, hanno sostanzialmente cambiato la strategia commerciale.

Una delle ipotesi era che aprisse a Di Negro e che non aprisse in Via Piave: alla fine la Società ha deciso di aprire in via Piave in attesa di una eventuale apertura a Di Negro, dove secondo me i tempi saranno più lunghi e ci saranno problemi di carattere autorizzativo.

Un’altra categoria che è molto in sofferenza è quella delle partite iva e dei lavoratori autonomi: tra le proposte della Lega c’è quella di abbassare l’Iva al 4% per aiutare il settore. Come può essere sostenibile questa idea?

In realtà lo Stato ha messo formalmente in circolo 100 miliardi di liquidità a sostegno del sistema economico, se si calcolano le finanziarie con i vari scostamenti. Poi i soldi che sono arrivati alle imprese sono molti meno. Si pensa che una manovra del genere possa occupare poco meno di 20 miliardi e rappresenta meno della metà dell’attuale manovra finanziaria.

Sarà di 24 miliardi quella che è in discussione la prossima settimana, ma il governo prevede già di fare un emendamento blindato da presentare in aula alla Camera durante la discussione per altri 20 miliardi. Noi crediamo che bisogna lavorare per il momento della riapertura, come sta facendo l’Austria che sta togliendo l’iva sul turismo e su tutte le attività correlate.

Vuol dire che a giugno, se avremo superato il problema Covid, sarà molto più conveniente per un turista passare le vacanze in Austria piuttosto che in Trentino Alto Adige, o in Liguria. Noi dobbiamo seguire l’andamento a livello europeo, altrimenti rischiamo di avere il paese più caro. Quindi il problema del gettito secondo me lo dobbiamo vedere al contrario.

Nel momento in cui rischiamo di far fallire più del 50% delle attività del settore turistico, vuol dire che rischiamo di arrivare a giugno con un sistema turistico non in grado di ricevere turisti. È evidente che io contesto il fatto di continuare a buttare soldi nel quotidiano e nell’immediato, cosa che può servire per sfangarla due o tre mesi, ma non dà prospettive al futuro.

Molte aziende oggi possono permettersi ancora di tirare le cinghia, ma devono avere la prospettiva che poi ad agosto, quando si riparte, ci saranno le basi per farlo.

E come si può fare per aiutare le imprese a uscire dalla crisi?

Togliendo altre cose: nel senso che ci sono state delle iniziative, quella dei monopattini elettrici e altro. Ad esempio uno dei temi che sta portando il governo, la rottamazione delle cartelle esattoriali, quindi incassare 5 o 6 miliardi da quelle che sono nuove entrate, in parte dovrebbero essere utilizzate per quello. Perché altrimenti non ha senso, il rischio è che le poche aziende che rimarranno vedranno aumentare ancora di più la pressione fiscale.

Se non riduciamo i costi da una parte ma continuiamo ad aumentarli, c’è questo problema. È evidente che se si vogliono fare troppe cose non si riescono a farle: secondo me bisogna fare due o tre cose importanti e bene.

Una di queste poteva essere l’IVA, l’altro tema è ridurre l’IRPEF che forse sarebbe ancora meglio perché grava direttamente sul lavoro. Concentrarsi su due o tre cose, perché alcune misure, ad esempio quelle dei contributi e dei ristori, hanno creato discriminazioni.

Per assurdo, uno che ha un ristorante piccolo riceve 1.000 euro al mese ed è costretto a tener chiuso, mentre ci sono persone che invece avevano venti dipendenti e li tengono in cassa integrazione, siccome il loro fatturato era più alto prendono 20.000 euro al mese, che sono un reddito netto che mai avevano quando tenevano aperta l’attività.

Ci sono disparità, soprattutto i piccoli sono penalizzati rispetto ai grandi perché ovviamente per chi ha tanta manodopera, poterla scaricare sulla cassa integrazione è molto più conveniente di chi magari è un’azienda a conduzione famigliare, dove magari non c’è neanche una definizione di lavoro dipendente.

Parlando invece di equilibri politici, è confermata la voce secondo cui potrebbe esserci un cambio di leadership della Lega in Liguria?

Questo dovrebbe esserci da tutte le parti. L’idea è comunque quella di rinnovare i vertici in tutte le regioni, quindi penso anche in Liguria. Questo è un tema che si sta affrontando: quello che c’è da capire è se farlo adesso o se si potranno fare congressi. Per incontrarsi e per fare in modo che ci sia una leadership condivisa.

Il problema che il Covid ha generato, soprattutto nelle forze politiche a livello territoriale è di aver diminuito il contatto con le persone. Quindi nel momento in cui tu fai dei cambiamenti è ovvio che in questo caso è più difficile farlo capire rispetto ad altri momenti, però è evidente che noi dobbiamo andare avanti e fare in modo che cresca una classe politica che sia sempre più diffusa sul territorio.

So che hai manifestato solidarietà verso i taxi e gli NCC, le auto a noleggio senza conducente. Com’è adesso la situazione in questo settore?

È una tragedia, perché è il settore più colpito a livello Covid, i bonus dati sono insufficienti e in questo momento tutta una serie di problemi legati anche a chi è proprietario dell’autoveicolo, perché ha costi che deve comunque imparare a gestire, fanno sì che siano attività che ad oggi non sono di fatto remunerative.

Questo è un altro tema che stiamo cercando di portare avanti in finanziaria. Quando parliamo del singolo tassista o del singolo conducente di NCC, hanno magari un mutuo sulla loro casa e trovano difficoltà ad avere un anticipo bancario per andare avanti con la loro attività.

Quindi questo è uno dei temi che oggi è irrisolto. Ne ho parlato con la Ministra De Micheli e ho proposto di dare un bonus a tutti gli over 65 per poter andare in taxi, perché sono mezzi più sicuri, perché non hai promiscuità e perché ti consente di muoverti e di poter alleggerire un po’ il trasporto pubblico urbano, che come dicevamo è andato in forte criticità.

È anche vero che già prima del Covid sia taxi sia NCC erano in agitazione: per la concorrenza con Uber, o per leggi che imponevano di dover tornare in sede prima di poter prendere una nuova corsa.

Ho provato quando ero Viceministro a dividere i due settori che in realtà erano nati in maniera complementare. Sono due settori che sono arrivati a sovrapporsi, nel senso che le licenze taxi in alcune zone erano gestioni che avvenivano su piazza: tendenzialmente, o avevi la cooperativa taxi e prenotavi a ore e minuti di distanza, oppure lo prendevi sulla strada. Il sistema NCC era messo in quelle situazioni in cui non c’era mercato per i taxi e dovevi dare un sistema di trasporto alternativo.

Il problema è che poi le licenze non sono mai state collegate al territorio: quindi c’era gente che prendeva la licenza in Comuni della Sicilia e poi operava altrove perché erano piazze più ricche. Questo ha creato una situazione di totale conflitto tra i taxi e gli NCC.

Come riformeresti il sistema di Taxi ed NCC?

Avevo chiesto, cosa che il Ministero poi non ha portato avanti, di separare i due settori in modo che ci fosse una piattaforma informatica in grado di consentire agli NCC di prendere le chiamate e le prenotazioni a distanza di tempo, che non poteva essere inferiore a due ore o sei ore: i taxi la stessa cosa in maniera inversa. E consentire in questo modo anche di avere una identificazione delle licenze che avrebbero dovuto avere un perimetro che doveva essere studiato con le regioni, in modo che se c’era un esubero di NCC, si faceva tornare un equilibrio.

C’è un vero e proprio mercato di licenze parallele: ad esempio ho trovato molti romani che avevano la licenza a Sanremo. Quindi il comune di Sanremo ha venduto una licenza e poi questa persona operava a Roma. È evidente che riformare questo sistema crea anche degli scontenti, perché magari ci sono persone che hanno creato società di NCC con 30 licenze prese un po’ ovunque in Italia.

Si può fare anche una moratoria: l’importante è che nel medio periodo poi si vada pian piano a una normalizzazione, altrimenti il conflitto non finirà mai e si lascia aperto il varco agli Uber. Tra i due litiganti il terzo gode. Se non si creano delle regole, nel settore è l’anarchia e prevarranno i più forti, e i più forti sono le multinazionali. Oggi è Uber ma domani potrebbero essere multinazionali che già a Roma volevano gestire, prima del Covid i turisti cinesi nella capitale.

Quindi magari arriva qualcuno, compra un tot di macchine, altrettante licenze e ci mette qualcuno che paga 150 euro al mese.

Non è un settore semplice perché è disgregato sia dalla parte dei taxi che dalla parte degli NCC. E quelli che sono sopravvissuti, soprattutto tra gli NCC, hanno creato una loro struttura e temono che qualsiasi modifica rischi di andarli a compromettere.

Immagina di inviare un telegramma a Giuseppe Conte, cosa gli diresti?

Intanto bisogna vedere se lo legge il telegramma, se lo scrivo io [sorride]. Gli direi che in questo momento dovrebbe coinvolgere tutti nelle decisioni e dovrebbe fare in modo di non pensare all’immediato ma al futuro della Nazione. Perché io temo molto che oggi la gente stia male ma starà peggio nel momento in cui finirà il Covid.

Gli altri paesi, lo scorso mese sono stato in ambasciata francese per parlare con l’ambasciatore, che, con quello tedesco e quello austriaco stanno lavorando per la riapertura, per dare vantaggi competitivi alla loro nazione in quel mondo che sarà diverso da quello attuale. L’Italia l’unica cosa che pensa è sbarcare il lunario alla giornata.

Non si può vivere in un Paese che da una giornata all’altra cambia il colore delle regioni e delle città. Bisogna fare dei piani che in prospettiva traguardino tutto il Paese in una direzione. Sul sistema sanitario c’è la discussione “lasciamo alle regioni, togliamo alle regioni” ma ad oggi non siamo ancora nelle condizioni di dare un commissario alla regione Calabria.

Siamo davvero in una situazione di mancanza totale di programmazione: il presidente del consiglio dovrebbe anzitutto mettersi in discussione lui stesso e poi condividere le sue responsabilità con tutti. Non arrivare con pacchetti preconfezionati e dire se volete bene all’Italia votate quello che vi dico io. Perché fino ad oggi quello che ha proposto lui non ha risolto nulla.

Alice Salvatore

Alice Salvatore

Dopo un'intensa esperienza in politica, metto al servizio del pubblico le competenze maturate per fare vera informazione. Scopriamo insieme che cosa pensano politici e personalità pubbliche. Verba volant, Scripta Manent!