“Ho il suo portafogli”: finanziere restituisce 300 euro e i documenti

Il regalo di Natale ricevuto da Mauro Scalas è la restituzione del suo portafoglio. L’uomo, 44 anni,
elettricista di Villasor, la settimana scorsa aveva smarrito ad Assemini documenti e 300 euro in
contanti: «Una volta rientrato a casa ho ricevuto la telefonata dell’uomo che aveva trovato per
strada il portafoglio». Il “Babbo Natale” di Mauro Scalas è Sergio Cavoli, militare della Guardia di
Finanza, che una volta trovati portafoglio e documenti ha subito contattato il proprietario.​

«Ero andato ad Assemini per l’acquisto di merce in attività commerciali di via Sardegna, vicino alla
farmacia», racconta Scalas. «Una volta in auto, sono rientrato a casa: non mi ero accorto di aver
perso il portafoglio. Erano le 20:30». A un certo punto squilla il telefonino: «Ricevo telefonate di
clienti a ogni ora del giorno. Ma questa volta era Sergio: “Ho il suo portafogli”. Soltanto a quel
punto mi sono accorto di aver perso contanti e documenti». Sergio Cavoli è stato il primo ad
accorgersi del portafoglio: «In via Sardegna a quell’ora passano molte persone – continua Scalas – è
stata una fortuna che il primo a trovare i miei documenti e soldi sia stato lui». L’elettricista è allora
tornato ad Assemini per recuperare quanto smarrito poche ore prima: «Documenti, patente, tessera
sanitaria, bancomat e il guadagno di una giornata di lavoro».​

Una volta recuperato il portafoglio, continua Scalas, «Sergio mi ha spiegato che il gesto era stato
d’esempio per suo figlio, 14 anni, al quale il padre ha spiegato come comportarsi in situazioni
simili. Avrei voluto dare una ricompensa a quest’uomo, ma lui ha rifiutato. Una persona squisita».
Addirittura, racconta Mauro Scalas, «il giorno successivo ho ricevuto un’altra chiamata di Sergio
che mi ha chiesto se potevo occuparmi della sostituzione della caldaia di un suo collega. Peccato
che io non mi occupi di lavori del genere, ma di impianti elettrici. Ho comunque apprezzato e sono
pronto a sdebitarmi con l’uomo che ha trovato e restituito il portafoglio: se un giorno Sergio mi
contatterà per problemi agli impianti elettrici di casa sua riparerò il guasto senza chiedergli un
euro».​

Intervista a Sergio Cavoli​

D: Signor Cavoli, cosa ha pensato nel momento in cui ha trovato il portafoglio per strada?​

R: La prima cosa che ho pensato è stata: “Spero che chi l’ha perso non sia già nel panico.” Era sera,
e so bene quanto possa essere stressante smarrire un portafoglio, soprattutto con soldi e documenti.
Io stesso, come padre e come cittadino, so quanto quei documenti rappresentino non solo un valore
pratico, ma anche una sicurezza. Non ci ho pensato un secondo: mi sono fermato, ho raccolto il
portafoglio, l’ho aperto con cautela e ho cercato subito un contatto. Era mio dovere morale e civile
restituirlo, anche se non fossi stato in uniforme.​

D: Lei ha contattato subito il proprietario. Cosa l’ha spinta ad agire così rapidamente?​

R: L’urgenza. Ho pensato che ogni minuto che passava aumentava la possibilità che l’uomo potesse
bloccare le carte o recarsi dai carabinieri. Ma c’era anche qualcosa di più profondo: volevo che il
proprietario sapesse immediatamente che i suoi effetti personali erano al sicuro, che li aveva trovati
una persona onesta. L’ho chiamato appena ho potuto, non per ricevere un ringraziamento, ma per
tranquillizzarlo. Ero sereno nel sapere di poter restituire ogni cosa esattamente com’era.​

D: Questo gesto ha avuto un impatto anche su suo figlio. Ci racconta questo aspetto?​

R: Sì, mio figlio ha 14 anni. Quando gli ho raccontato l’episodio, ho visto nei suoi occhi una sorta
di orgoglio silenzioso. Gli ho spiegato che l’onestà non è qualcosa che si insegna a parole, ma che si trasmette con l’esempio. È facile dire “comportati bene”, ma molto più difficile dimostrarlo nei
fatti. Credo che per lui questo sia stato un momento educativo importante, uno di quei piccoli semi
che, con il tempo, crescono in valori forti. E per me questo vale più di qualsiasi ricompensa.​

D: Ha ricevuto molte attenzioni dopo la pubblicazione dell’articolo?​

R: Devo dire che sì, molte persone mi hanno contattato, mi hanno fatto i complimenti. Qualcuno mi​
​ha anche ringraziato come se avessi restituito il portafoglio a loro. Questo dimostra che abbiamo
fame di storie positive, di esempi che ci ricordino che la correttezza esiste ancora. Io non mi
considero un eroe, ho fatto semplicemente quello che qualunque persona dovrebbe fare. Ma se
questa storia può ispirare anche solo una persona a comportarsi in modo giusto, allora ne sarà valsa
la pena.​

D: Il signor Scalas ha detto che le riparerà gli impianti elettrici gratis se un giorno ne avrà bisogno.
Cosa ne pensa?​

R: Mi ha fatto sorridere. È stato un gesto spontaneo e gentile. Ma non ho restituito il portafoglio
aspettandomi nulla in cambio, e se mai avrò bisogno di aiuto tecnico, chiamerò un professionista
come chiunque altro, e pagherò il dovuto. La vera bellezza di questo scambio è proprio qui: un
gesto gratuito che ha generato gratitudine autentica. È questo che crea comunità, non lo scambio
materiale ma la fiducia reciproca.​

D: In un’epoca in cui spesso prevale il cinismo, pensa che la gentilezza e l’onestà possano ancora
fare la differenza?​

R: Assolutamente sì. Anzi, proprio perché il cinismo sembra prevalere, dobbiamo fare il doppio
degli sforzi per essere le eccezioni. Non servono gesti clamorosi, basta restare umani. Restituire un
portafoglio, aiutare un anziano, ascoltare qualcuno in difficoltà: sono piccoli atti che cambiano il
clima sociale. L’onestà è contagiosa. Se tutti capissimo che il bene fatto a uno si riflette su molti,
forse vivremmo in una società più coesa, più viva. E io, nel mio piccolo, continuerò a fare la mia
parte.