L’uomo è un animale. Evoluto, certo, sicuramente estremamente più intelligente degli altri, ma rimane un essere vivente classificabile sotto la specie animale. L’uomo è legato agli animali per motivi di sopravvivenza: non tanto in questa epoca industriale e computerizzata, quanto fino a pochi secoli fa, quando ancora la produzione dei più elementari prodotti dipendeva dal lavoro del bue che tirava l’aratro, gli animali costituivano una forza lavoro efficace e fedele.
Con il passare del tempo, tuttavia, alcuni animali divennero più docili e addomesticabili di altri, e si trasformarono in compagni di salotto, e, addirittura, compagni di giochi e amici di vita, soprattutto con i bambini. Negli ultimi anni, la compagnia di un cane, un gatto o un uccellino, è servita a giovani e bimbi per guarire da malattie sociali anche gravi, secondo le regole della pet therapy, e in alcuni casi dei piccoli animali domestici sono stati un grande aiuto per il recupero dei carcerati.
Ma purtroppo a volte, gli uomini passano il segno: l’affetto e le cure per un piccolo animale diventano morbose e ossessive. Ecco, quindi, che il nostro inseparabile amico a mano a mano diventa sempre più un giocattolo, un peluche, un esserino da divertimento e ci si dimentica delle sensazioni dell’essere vivente. E’ il caso di yorkshire terrier imbatuffolati, profumati, pettinati, costretti ad un guinzaglino rosa, con tanto di pettorina, cappottino, cappello e scarpette da ginnastica, portati in giro come un piccolo gioiello di cui vantarsi con conoscenti e amici. Altre volte, è il caso di padroncini che portano il loro cane o il loro gatto a tutte le manifestazioni di bellezza possibili e immaginabili nell’arco di venti chilometri, pettinandoli, sballottandoli, tirandogli la coda per obbligarli a stare dritti davanti ai giudici. Che dire poi di quelli che comprano animali esotici, come un iguana, un pappagallo particolare, o persino un porcellino da portare a spasso come un fosse un normale cagnolino, il tutto per inseguire o cercare di lanciare un nuova moda?
E’ l’anno degli iguana? E allora tutti a comprare nel negozio più vicino un iguana: abituato a vivere all’aperto attaccato a piante e alberi, lo sfortunato animale viene costretto in un appartamento in marmo e cemento armato, in una teca di vetro, costretto ad attaccarsi a due rami finti. Anzi, no, dopo qualche anno, arriva la moda del porcellino: per essere più amati o stimati, o forse per cercare di lanciare una nuova moda, come se chi lanciasse una nuova moda fosse scritto per sempre in un grande libro e glorificato per l’eternità, o semplicemente per “distinguersi”, ecco un porcellino, abituato alla campagna e strutturato per stare nel fango a mangiare ghiande, pulito, imbavagliato e portato a spasso in città come se fosse il primo dei barboncini da salotto del ‘700.
Non ultimi, gli scherzi. Cani che rincorrono un bambino per morderlo e sbattono contro un muro, gatti che cercano di prendere un pesciolino in una boccia e cadono in acqua, inzuppandosi completamente, furetti che vengono messi su un tavolo e obbligati a saltare sopra una poltrona, ma che non riescono a raggiungere la spalliera e cadono per terra con un forte tonfo: credete che siano casi isolati? Non tanto, dal momento che filmati del genere costituiscono almeno il cinquanta per cento dei filmati del noto programma “Paperissima”. Filmati del genere dovrebbero farci rabbrividire, e farci pensare come mai il padrone del gatto che sta per cadere in acqua anziché fermare il micio, continui a lasciarlo fare per non interrompere le riprese e per poter poi mandare il nastro alla redazione di questo o quello spettacolo. Invece no, più e più volte ridiamo di gusto.
Insomma, molte volte, alcuni di noi, non si accorgono nemmeno che la cura di un animale non passa attraverso l’estenuante ricerca di abbellirlo, di farlo vincere a tutti i concorsi, o di farne un fenomeno da baraccone, perché di questo l’animale non ha affatto bisogno. Siamo noi piuttosto che abbiamo l’inestinguibile desiderio di soddisfare questo o quel capriccio, magari dei nostri bambini piccoli, e per questo ci scordiamo dell’essere vivente, e ci concentriamo solo ed esclusivamente sul piacere di un frivolo complimento o di una sfida vinta con il vicino a chi ha l’animale più particolare. Dati alla mano, gli animali costretti a una vita nient’affatto da animale stanno aumentando visibilmente: e allora ricordiamoci che l’amore per un animale passa per il rispetto da parte nostra del loro istinto naturale e non per il rispetto da parte loro delle nostre fissazioni e ridicole sevizie cui a volte li sottoponiamo gratuitamente.



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