Turchia. Cannoni ad acqua contro il giornale Zaman

Turchia. Cannoni ad acqua contro il giornale Zaman

Hanno utilizzato cannoni ad acqua e gas lacrimogeni, così la polizia ha fatto irruzione nella sede del giornale “Zaman”, successivamente alla sentenza di un tribunale che ha deciso di commissariare il gruppo editoriale che controlla il quotidiano d’opposizione più diffuso della Turchia.

La polizia ha mandato via i manifestanti che si erano radunati davanti la sede di Istanbul del giornale, per poi rompere un cancello ed entrare nell’edificio per scortare all’interno i manager nominati dal tribunale e cacciare i dipendenti del quotidiano. L’accusa rivolta al gruppo editoriale Feza è di «propaganda terroristica» a favore del presunto «Stato parallelo» creato dal magnate e imam Fethullah Gulen, ex alleato diventato poi nemico giurato del presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

L’accusa rivolta al gruppo editoriale Feza è di «propaganda terroristica» a favore del presunto – e immaginario – «Stato parallelo» creato dal magnate e imam Fethullah Gulen, ex alleato diventato poi nemico giurato del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. La decisione del commissariamento di Feza ha scatenato le proteste della stampa indipendente turca e dei partiti di opposizione. E piovono condanne anche dall’estero, con il Consiglio d’Europa che parla di «interferenza molto grave nella libertà dei media, che non dovrebbe avere luogo in una società democratica». Immediate le reazioni dei giornalisti coinvolti: «Una pagina nera per la storia della democrazia», . Così il direttore di Zaman, Abdulhamit Bilici, ha commentato l’irruzione della polizia nella sede del giornale d’opposizione.

Siamo tutti ben coscienti che il gigante musulmano, nel quale sopravvive, con sempre maggiori difficoltà, un clima di democrazia limitata, non va abbandonato a se stesso. Troppo ci è costata l’altalena delle condizioni, modificate in corso d’opera, poste per permetterle l’ingresso nell’Unione Europea. Credo che silenzi ed egoismo siano stati decisamente esiziali, e abbiano favorito le chiusure della Turchia. Che adesso si propone come un pessimo esempio di schizofrenia politica e di corruzione. L’atteggiamento ambiguo nei confronti dello Stato islamico, il mercato nero del petrolio, l’odio nei confronti della Russia, e la persecuzione dei curdi (in questo momento soprattutto i curdi-siriani) sono manifestazioni assai preoccupanti. Erdogan contrattacca umiliando la stampa, assoggettandola alla sua volontà, e cercando di tacitare i social. Un atteggiamento decisamente inaccettabile.

Intanto una petizione online è stata lanciata da ‘Index on Censorship’ per chiedere al tribunale di Istanbul di rivedere la sentenza che ieri ha posto sotto commissariamento Zaman e per chiedere anche a Erdogan di mettere fine alla sua stretta sui media del paese. “Unitevi – si legge nella petizione lanciata su change.org – a ‘Index on Censorship’, agli scrittori, giornalisti e artisti di tutto il mondo nel condannare il sequestro scioccante del gruppo editoriale indipendente Zaman”.

Il portavoce del Dipartimento di Stato degli Usa, John Kirby, ha definito “preoccupante” il commissariamento del quotidiano turco. “Vediamo questa mossa – ha affermato Kirby parlando con i giornalisti – come l’ultima di una serie di azioni giudiziarie e legislative preoccupanti prese dalle autorità turche contro i media a contro le altre voci critiche” nei confronti del governo.


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