
Ecco cosa rimase del centro di Hiroshima, in Giappone, dopo lo sgancio della prima bomba atomica
Il 6 agosto 1945, durante la Seconda Guerra Mondiale (1939-45), un bombardiere americano B-29 sganciò la prima bomba atomica del mondo sulla città giapponese di Hiroshima. L’esplosione spazzò via il 90 per cento della città e uccise immediatamente 80.000 persone, mentre decine di migliaia di persone morirono in seguito per via della fortissima esposizione alle radiazioni. Tre giorni dopo, un secondo B-29 sganciò un’altra bomba su Nagasaki, uccidendo circa 40.000 persone. In Giappone, l’imperatore Hirohito annunciò la resa incondizionata del suo paese nella seconda guerra mondiale in un discorso alla radio il 15 agosto, riconoscendo la potenza devastante di “una bomba nuova e crudele.”
Il Progetto Manhattan – Anche prima dello scoppio della guerra nel 1939, un gruppo di scienziati americani – molti dei quali rifugiati da regimi fascisti in Europa – si occupava di ricerca sulle armi nucleari come protezione dalla Germania nazista. Nel 1940, il governo degli Stati Uniti iniziò a finanziare il proprio programma di sviluppo di armi atomiche, che è stato sotto la responsabilità congiunta dell’Ufficio della ricerca scientifica e dello Sviluppo e il Dipartimento di Guerra dopo l’entrata degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale. La US Army Corps of Engineers, è stata incaricato da subito di guidare la costruzione delle grandi infrastrutture necessarie per il programma top-secret, nome in codice “The Manhattan Project”.
Negli anni successivi, gli scienziati del programma hanno iniziato lavorando alla produzione dei materiali fondamentali per la fissione nucleare – l’uranio-235 e il plutonio (Pu-239). Dopodichè li hanno spediti a Los Alamos, nel New Mexico, dove un team guidato da J. Robert Oppenheimer si è impegnato per trasformare questi materiali in una bomba atomica funzionante. La mattina del 16 luglio 1945, il Progetto Manhattan ha eseguito il suo primo test di sgancio di una atomica – una bomba al plutonio – nel sito di Trinity ad Alamogordo, New Mexico.

Lo scoppio della bomba atomica fotografato dall'aereo americano che la sganciò
L’andamento della guerra – Nel frattempo le potenze alleate avevano già sconfitto la Germania in Europa. Il Giappone, tuttavia, aveva promesso di combattere fino in fondo nel Pacifico, nonostante le chiare indicazioni (già nel 1944) che confermassero come avessero poca probabilità di vittoria. Infatti, tra la metà dell’aprile 1945 (quando il presidente Harry Truman ha assunto l’incarico) e la metà di luglio, le forze giapponesi hanno inflitto perdite pesantissime ai nemici nel Pacifico, dimostrando che il Giappone era diventato ancora più letale di fronte alla sconfitta. Alla fine di luglio, il governo militarista del Giappone ha respinto la richiesta degli Alleati di resa previste nella Dichiarazione di Potsdam, che minacciava i giapponesi di una “immediata e totale distruzione” in caso di rifiuto.
Il generale Douglas MacArthur e altri alti comandanti militari erano dell’avviso di proseguire con un bombardamento convenzionale del Giappone e dare in seguito il via ad una massiccia invasione, nome in codice “Operazione Downfall” e hanno spiegato a Truman che il costo in termini di vite umane poteva arrivare fino ad 1 milione di statunitensi. Al fine di evitare un alto tasso di incidenti, Truman decise di usare la bomba atomica, nella speranza di portare la guerra a una rapida conclusione ed evitare una invasione classica. I fautori della bomba atomica – come James Byrnes, segretario di stato di Truman – credevano che il potere della bomba non solo avrebbe provocato la fine della guerra, ma avrebbe anche messo gli Stati Uniti in una posizione dominante per decidere il corso del mondo nel dopoguerra.
“Little Boy” e “Fat Man” – Hiroshima, un centro di produzione di circa 350.000 abitanti situata a circa 500 miglia da Tokyo, è stato scelto come primo obiettivo. Dopo l’arrivo nella base americana sull’isola di Tinian del Pacifico, più di 9.000 chili di uranio vennero caricati a bordo di una versione modificata del bombardiere B-29 battezzato Enola Gay. L’aereo conosciuto come “Little Boy” sganciò la bomba con il paracadute alle 8:15 del mattino, facendo esplodere il detonatore quando l’ordigno era ancora a 2.000 metri sopra Hiroshima in una esplosione pari a 12-15,000 tonnellate di TNT, distruggendo all’istante cinque chilometri quadrati del città.
La devastazione di Hiroshima non suscitò tuttavia l’immediata resa giapponese e il 9 agosto il maggiore Charles Sweeney a bordo di un altro bombardiere, un B-29, Bockscar si spinse fino ad un target secondario, Nagasaki, dove la bomba al plutonio “Fat Man” fu sganciata alle 11:02 di quella mattina. Più potente di quella usata a Hiroshima, la bomba pesava circa 10.000 libbre ed è stata costruita per produrre un esplosione di 22 kilotoni. La topografia di Nagasaki, immersa in strette vallate tra le montagne, ha ridotto l’effetto della bomba, limitando la distruzione a 2,6 miglia quadrate.
A mezzogiorno del il 15 agosto 1945 (orario giapponese), l’imperatore Hirohito annunciò la resa del suo paese in una trasmissione radiofonica. La notizia si diffuse rapidamente, e “La vittoria in Giappone” o “VJ Day” fu festeggiata negli Stati Uniti e nelle altre nazioni alleate. L’accordo di resa formale è stato firmato il 2 settembre, a bordo della portaerei americana Missouri, ancorata nella baia di Tokyo.
