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Forza Italia. Il partito di Silvio Berlusconi

Forza Italia. Il partito di Silvio Berlusconi

Forza Italia (Movimento Politico Forza Italia) è un partito politico italiano appartenente all’ala di centro-destra, con tendenze liberal-conservative, cristiano-democratiche, liberali, populiste e, in forma minoritaria, social-democratiche. Il suo leader è Silvio Berlusconi, eletto per quattro volte Presidente del Consiglio dei Ministri.

Il partito venne fondato nel dicembre 1993 e vinse le elezioni della tornata elettorale successiva, nel marzo 1994. Forza Italia divenne la componente maggioritaria del Polo delle Libertà/Polo del Buon Governo, successivamente rinominato nella coalizione Casa delle Libertà, con una connotazione ben precisa all’interno del panorama dei partiti politici italiani.

Nel novembre del 2008 il Consiglio Nazionale dei partiti, presieduto da Alfredo Biondi, decretò lo scioglimento di Forza Italia e la costituzione del Popolo delle Libertà (PdL), la nuova “creatura” politica di Silvio Berlusconi. La fondazione ufficiale avvenne nel marzo del 2009.

Nel corso della sua esistenza, il partito è stato fortemente connotato con l’immagine personale e carismatica del suo leader – ragion per cui, spesso, in Italia si è parlato di un “partito personale” di Berlusconi – e la sua affermazione è stata dovuta in buona parte al massiccio utilizzo di campagne pubblicitarie, specialmente televisive. La stessa ideologia e l’organizzazione del partito è dipesa in larga parte dalle scelte del suo leader: per queste ragioni, l’appeal elettorale di Forza Italia si è basato negli anni su quello di Berlusconi, piuttosto che sulle scelte ideologiche o di programma.

 

La fondazione (1993-1994)

Forza Italia fu creata nel 1993 da Silvio Berlusconi, un uomo d’affari di successo e proprietario di quattro delle maggiori emittenti televisive private italiane, insieme all’appoggio di Antonio Martino, Mario Valducci, Antonio Tajani, Marcello Dell’Utri, Cesare Previti e Giuliano Urbani.

In quegli anni l’Italia era stata scossa da una serie di scandali legati alla corruzione, saliti alla ribalta con il nome Tangentopoli e la conseguente inchiesta giudiziaria Mani Pulite. Gli scandali portarono allo scioglimento dei cinque maggiori partiti che avevano governato l’Italia nei quarant’anni precedenti, a partire dal 1947: DC, PSI, PSDI, PLI e PRI (confluiti, dal 1983 al 1991, nella coalizione del Pentapartito che proseguì l’attività di governo anche nel triennio 1991-1994, con la defezione del PRI). Questo scenario portò alla fine del periodo storico noto come Prima Repubblica.

Obiettivo di Forza Italia fu da subito quello di attirare i voti dei moderati, definiti dallo stesso Berlusconi “disorientati, politicamente orfani e a rischio di non essere rappresentati”, soprattutto se il Partito Democratico della Sinistra (PDS) fosse stato in grado di vincere le successive elezioni rientrando così nel Governo, dove risultava mancante dal lontano 1947.

La creazione di Forza Italia fu supportata in termini di finanze, personale e logistica dal gruppo Fininvest di Silvio Berlusconi: i responsabili del ramo pubblicitario di Publitalia 80 (gestito da Dell’Utri) organizzarono la selezione dei candidati, gli uffici marketing organizzarono i sondaggi e testarono il “potenziale di mercato” del nuovo partito mentre gli intermediari finanziari della controllata Programma Italia incoraggiarono il lancio dei primi Club Forza Italia.

Le campagne pubblicitarie del nuovo partito furono fortemente dipendenti dalle emittenti televisive e dalle risorse del gruppo Fininvest. Queste caratteristiche conferirono al nascente partito l’aggettivo “virtuale”, “plastico” o l’appellativo di “partito aziendale”. Nel suo studio del 2001, l’esperta di politica Emanuela Poli descrisse Forza Italia come “una mera diversificazione di Fininvest sul mercato della politica”. Quello di Forza Italia rappresenta un caso senza precedenti, con un vasto movimento politico lanciato sulla scena pubblica da un’azienda privata diventato solo nel corso degli anni un movimento di massa. Non a caso, il primo congresso di partito venne organizzato quattro anni dopo la fondazione di Forza Italia: per estendere la sua presenza nelle diverse regioni, la direzione del partito iniziò a raccogliere le adesioni dei politici un tempo appartenenti ai partiti storici, ormai sciolti, specialmente dalla DC e dal PSI. Queste figure contribuirono a spostare verso Forza Italia il proprio bacino di elettorato, facendo rapidamente crescere i consensi del partito.

Il programma politico fu influenzato dal Manifesto “Alla ricerca del buongoverno“, firmato alla fine del 1993 da Giuliano Urbani (docente di scienze politiche presso l’università Bocconi di Milano e collaboratore occasionale del gruppo Fininvest): il documento identificava nella corruzione, nel potere dei partiti e nelle reminescenze del comunismo il cancro dell’Italia, auspicando un’economia di mercato e un più efficiente scenario politico per risollevare le sorti del Paese.

 

La prima parentesi di Governo (1994-1995)

Dopo pochi mesi dalla sua nascita, Forza Italia vinse le elezioni del 1994 alla testa di una coalizione denominata Polo delle Libertà/Polo del Buongoverno e formata da Lega Nord, Alleanza Nazionale, Centro Cristiano Democratico e Unione di Centro.

Nel maggio del 1994 Berlusconi venne nominato Presidente del Consiglio, alla guida di un Governo che vedeva occupati i ruoli-chiave da esponenti di Forza Italia: Antonio Martino come Ministro degli Affari esteri, Cesare Previti Ministro della Difesa, Alfredo Biondi al dicastero della Giustizia e Giulio Tremonti (all’epoca membro indipendente del Parlamento) al Ministero delle Finanze.

Le elezioni europee del giugno 1994 videro Forza Italia affermarsi come primo partito nazionale, con il 30,6% dei voti e 27 europarlamentari eletti. Il partito non scelse di aggregarsi con nessuno degli esistenti gruppi parlamentari europei, andando invece a formare il nuovo gruppo “Forza Europa” composto interamente dai 27 europarlamentari neoeletti.

Il primo Governo Berlusconi rimase in carica pochi mesi, fino al dicembre 1994. In quel frangente la Lega Nord scelse di abbandonare la coalizione, manifestando assoluto disaccordo in merito alla riforma delle pensioni e in polemica con il primo avviso di garanzia ricevuto da Berlusconi. Il leader di Forza Italia fu rimpiazzato nella carica di Presidente del Consiglio da Lamberto Dini, politico indipendente già Ministro del Tesoro nella precedente legislatura. Nessun membro di Forza Italia prese parte al nuovo Governo, relegando il partito all’opposizione.

 

Cinque anni all’opposizione (1996-2001)

Nel 1996 il Polo delle Libertà, guidato da Forza Italia, non riuscì ad imporsi nelle elezioni politiche. Tra il 1996 e il 1998 il partito iniziò a rafforzare la sua organizzazione interna sotto la figura di Claudio Scajola, ex democristiano che divenne il primo coordinatore nazionale di Forza Italia dal 1996 al 2001.

Nel dicembre 1999 Forza Italia entrò a far parte del Partito Popolare Europeo di cui Antonio Tajani, capogruppo europeo di FI, divenne vice presidente. Nello stesso anno, Forza Italia raggiunse il 25,2% dei voti nelle elezioni del nuovo Parlamento Europeo.

Nel corso delle elezioni regionali del 2000 il Polo delle Libertà, con il supporto della Lega Nord, si impose nelle 8 regioni più popolose (ad eccezione della Campania) su un totale di 15, guadagnando la presidenza di Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Puglia e Calabria.

FI incrementò ulteriormente il suo consenso nelle elezioni politiche del 2001 (29,4%), alla giuda di una nuova coalizione chiamata Casa delle Libertà (CdL) e composta da Alleanza Nazionale, Lega Nord, Centro Cristiano Democratico e Unione Democratici Cristiani (con questi ultimi due partiti fusisi insieme nel 2002 a formare l’Unione dei Democratici Cristiani di Centro, in breve UDC).

 

Cinque anni al Governo (2001 – 2006)

Dopo il successo delle elezioni politiche di maggio, nel giugno del 2001 Silvio Berlusconi tornò a ricoprire la carica di Presidente del Consiglio di quella che sarebbe diventata la più lunga legislatura nella storia della Repubblica Italiana. Di nuovo, tutti i Ministeri-chiave del Governo furono assegnati a figure di FI: Interno (Claudio Scajola fino al 2002, Giuseppe Pisanu fino al 2006), Difesa (Antonio Martino), Finanza (Giulio Tremonti), Industria (Antonio Marzano e Claudio Scajola), Affari Esteri (Franco Frattini).

Alle elezioni del 2004 Forza Italia risultò il secondo partito a livello nazionale, con il 20,1% dei voti e 16 europarlamentari eletti.

In ambito nazionale, la popolarità del partito iniziò un lento declino anno dopo anno. Le elezioni regionali dell’aprile 2005 segnarono un duro colpo per il partito, che mantenne la sua forza soltanto nelle roccaforti di Lombardia, Veneto e Sicilia. Dopo questa delusione e sotto la spinta dei leader dell’ala centrista della coalizione, Berlusconi rimescolò la sua squadra di Governo dando vita al suo terzo mandato.

Durante i cinque anni di carica, il Governo Berlusconi approvò una serie di riforme: sistema pensionistico, mercato del lavoro, giustizia e una riforma costituzionale – quest’ultima respinta dal Referendum del giugno 2006. In politica estera si registrò un progressivo e deciso avvicinamento agli Stati Uniti, mentre a livello economico non fu in grado attuare tutti i tagli di tasse promessi nella campagna elettorale del 2001.

 

Verso Il Popolo della Libertà (2006-2009)

Alle elezioni del 2006 il partito si presentò con un logo differente, con le parole “Berlusconi Presidente”, unico fra tutti i partiti a riportare la parola “presidente” all’interno del logo. Nelle elezioni per la Camera dei Deputati, FI raggiunse il 23,7% delle preferenze con 137 seggi, in quelle per il Senato il 24%, senza contare la Regione del Trentino Alto Adige, i cui seggi furono oggetto di contestazione. Malgrado il successo, la coalizione guidata da Berlusconi perse di un soffio le elezioni politiche, con la vittoria dell’Ulivo che riportò Romano Prodi a ricoprire la carica di Presidente del Consiglio e la Casa delle Libertà all’opposizione.

Il 31 luglio 2007 Michela Vittoria Brambilla, individuata da più parti come possibile successore di Berlusconi, registrò il nome e il logo del Partito della Libertà, con l’apparente appoggio di Berlusconi. Il 18 novembre Forza Italia dichiarò di aver raccolto le firme di oltre 7 milioni di italiani contro il Governo di Romano Prodi, richiedendo al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di indire nuove elezioni e rivelando, contemporaneamente, l’intenzione di cambiare il nome di Forza Italia in Popolo della Libertà.

Dopo la caduta del secondo Governo Prodi, avvenuta il 24 gennaio 2008, e la conseguente crisi politica, Berlusconi spianò ufficialmente la strada alla nascita di un nuovo partito, che sarebbe stato ufficialmente fondato subito dopo la tornata elettorale di Primavera. In un’atmosfera di riconciliazione con Gianfranco Fini, Berlusconi annunciò che la nuova forza politica avrebbe visto la partecipazione di nuovi partiti. L’8 febbraio 2008 Berlusconi e Fini acconsentirono a creare una lista unica sotto il logo del Popolo della Libertà, con l’alleanza della Lega Nord. Alle elezioni del 2008 il PdL vinse con il 37,4% dei voti e la maggioranza assoluta in entrambe le Camere, grazie anche all’alleanza con la Lega e il suo 8,3% di voti. In questo modo, Berlusconi potè formare il suo quarto Governo.

Il 21 novembre 2008 il Consiglio Nazionale dei partiti, presieduto da Alfredo Biondi, dichiarò lo scioglimento ufficiale di Forza Italia e il suo proseguimento all’interno del Popolo della Libertà, che venne ufficialmente fondato il 27 marzo 2009.

 

Revival (2013)

Nel giugno del 2013 Berlusconi annunciò il ritorno di Forza Italia e la trasformazione del Popolo della Libertà nella nuova coalizione di centro-destra. La “nuova” Forza Italia fu annunciata il 18 settembre 2013 e il PdL fu disciolto per confluire nel nuovo partito il 16 novembre 2013.

 

Ideologia

Forza Italia è nata come un partito di centro-destra, costituita prevalentemente da ex appartenenti alla Democrazia Cristiana, ex liberali ed ex socialisti. L’ideologia del partito spaziava dal liberismo al pensiero social-democratico (spesso identificato come “liberal-socialismo”), includendo elementi derivanti dagli insegnamenti cattolici e dall’economia di mercato sociale. Appartenne al Partito Popolare Europeo (PPE), presentandosi come un partito votato al rinnovo e alla modernizzazione. FI basò i suoi principi sui concetti di “libertà” e “centralità dell’individuo”.

Alessandro Campi scrisse che “la politica culturale di Forza Italia – un curioso e, sotto molti aspetti, poco conosciuto mix di “liberismo” e “populismo social democratico” – merita di essere descritto come un’ideologia anti-ideologica, intesa come sintesi della fusione di famiglie politiche diverse, unite insieme dal riferimento comune alla Libertà”.

Chiara Moroni, che spiegò l’ideologia alla base di Forza Italia come uni insieme di valori liberali, democristiani e socialdemocratici, scrisse che “Berlusconi offrì agli elettori valori liberali attraverso uno stile populista”. E ancora: “Forza Italia fece dell’ideale politico liberale un’idea popolare” fra l’elettorato, in modo da “coinvolgere fasce eterogenee della popolazione italiana”.

A conti fatti, la base elettorale di Forza Italia risedette nella differenza ideologica tra i suoi votanti, rappresentata dalle differenze delle sue Costituenti regionali: se da un lato i votanti del Nord Italia appoggiavano l’originaria linea liberale del partito, gli elettori del Sud Italia tendevano ad essere maggiormente statalisti. Tutte le roccaforti del partito (sia quelle del nord che quelle del sud) erano dominate dalla componente democristiana del partito.

Malgrado queste influenze, Forza Italia reclamò la sua identità di un partito nuovo, senza alcun legame con le forze partitiche della Prima Repubblica, dichiarandosi al contempo erede delle migliori tradizioni politiche italiane: Alcide De Gasperi (democratico cristiano), Giuseppe Saragat (social-democratico), Luigi Einaudi (liberale) e Ugo La Malfa (repubblicano) furono considerate delle icone per il partito.

Forza Italia si presentò come un ponte tra il mondo cattolico e quello non-cattolico, precedentemente diviso dal sistema politico della Prima Repubblica, e l’unione ideale di tre aree politico-culturali differenti: quella del cattolicesimo, dell’umanesimo liberal-repubblicano e del socialismo liberale. In un discorso tenuto durante un congresso di partito del 1998, Berlusconi dichiarò: “la nostra visione liberale dello Stato è perfettamente in linea con gli insegnamenti sociali del mondo cattolico”.

Il partito incluse anche membri non cattolici, sebbene si trattasse di una minoranza. Da sempre il partito diede ai suoi membri completa libertà riguardo alle questioni morali e persino di voto, come accadde durante il Referendum sulle cellule staminali. In quell’occasione, i leader del partito (inclusi Silvio Berlusconi, Giulio Tremonti e Marcello Pera) si dissero favorevoli all’astensione per non sorpassare il quorum del 50% necessario per validare il Referendum. In tutti i casi, i leader specificarono che l’astensione rappresentava una loro opinione personale, non quella del partito.

 

Componenti del partito

Molti membri del partito discendevano dalla tradizione politica della vecchia DC: Giuseppe Pisanu (ex ministro della DC), Roberto Formigoni, Claudio Scajola (precedentemente Ministro dell’Interno e dell’Industria), Enrico La Loggia, Renato Schifani, Guido Crosetto, Raffaele Fitto, Giuseppe Gargani, Alfredo Antoniozzi, Giorgio Carollo, Giuseppe Castiglione, Francesco Giro, Luigi Grillo, Maurizio Lupi, Mario Mantovani, Mario Mauro, Osvaldo Napoli, Antonio Palmieri, Angelo Sanza, Riccardo Ventre and Marcello Vernola rappresentano soltanto alcuni dei nomi politicamente già impegnati durante la Prima Repubblica.

Altre personalità appartennero al PSI come Giulio Tremonti (vicepresidente del partito e Ministro dell’Economia), Franco Frattini (Vice presidente della Commissione europea), Fabrizio Cicchitto (coordinatore del partito), Renato Brunetta, Francesco Musotto, Amalia Sartori, Paolo Guzzanti e Margherita Boniver. Lo stesso Berlusconi fu amico di Bettino Craxi, leader del PSI, malgrado i suoi trascorsi da liberale e democristiano (Berlusconi fu un attivista della DC in occasione delle elezioni del 1948).

Molti altri membri del partito furono liberali (Alfredo Biondi, Raffaele Costa, Antonio Martino e Giancarlo Galan), repubblicani (Jas Gawronski) e social-democratici (Carlo Vizzini). Persino alcuni ex comunisti diventarono membri del partito, come il coordinatore nazionale Sandro Bondi e Fernando Adornato.


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