Quanti ricordi, quanti pensieri. I volti delle compagne di scuola, degli insegnanti, le persone care.

I primi amori, le prime speranze, le prime lacrime. Ecco, piangere ci fa capire la caducità delle cose. Credere, credere a chi?
E il pesciolino guizza nell’acqua, forse gioca, forse è felice, e non sa invece di essere una piccola creatura, prigioniera di sconosciuti, che potrebbero anche fargli del male. Che differenza c’è fra lui e noi? Noi sappiamo amare, ma sappiamo anche odiare, invidiare, farci del male l’un l’altro!
Ma noi, sicuri della nostra forza, noi parliamo, studiamo, inventiamo. E ci dimentichiamo della caducità delle cose umane. E agiamo come fossimo eterni, invulnerabili. Costruiamo tutto su un futuro che non crolla, e che non finisce mai.
E il nostro cuore, vanitoso, voglioso, ama prima, poi tradisce con la stessa disinvoltura. E il pesciolino volteggia nell’acqua, sembra felice.
Noi non riusciamo neanche ad essere come il pesciolino, noi, nel bene e nel male, non siamo mai soddisfatti. Ma cosa cerchiamo veramente?
Vorrei chiederlo al pesce rosso e mi avvicino all’acquario, ma lui ignaro, senza volerlo, mi dà la risposta, sale a galla e apre la bocchina per ricevere il cibo giornaliero.
E se fossimo anche noi solo dei pesciolini nell’acquario?
Giada Ray
